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Le parole di Marc Marquez hanno riavvolto il nastro al 2015. Quando lui e Dani Pedrosa impedirono di fatto a Valentino Rossi, proprio sul circuito di Valencia, di andare a superare Jorge Lorenzo e consentendo al loro compatriota di andare a prendersi il Mondiale.
Alla bandiera a scacchi della gara lunga in Qatar, lo scorso weekend, il prossimo ducatista ha più o meno espresso lo stesso concetto, riferendosi a un Gp in cui tutto ha dato fuorché opera di disturbo a Jorge Martin, impegnato nella sfida mondiale con Pecco Bagnaia: “Non mi cambiava la vita”, dice Marquez di un suo mancato attacco a Martin. “Non mi cambiava la vita e invece per lui quei pochi punti possono essere importanti”.

Più che biscotto, la crema catalana: a Valencia il finale di MotoGp

Lo definirebbero biscotto, in altri sport. Anche se forse ha il sapore di crema catalana questo accordo sottotraccia per favorire le ragioni di Stato, proprio alla vigilia dell’ultimo appuntamento del Motomondiale. Con l’italiano in testa per 21 punti sullo spagnolo, che però corre l’ultimo atto in casa e può vantare – neanche a dirlo – l’aiuto indiretto di chi correrà per lui. Più ciclismo che MotoGp, insomma, con 21 punti di margine tra i due e 37 punti da assegnare tra Sprint e gara lunga. Serviranno 4 punti, a Bagnaia, per confermarsi campione del mondo. Con buona pace di un Martin già promosso a pieni voti. E di un Marquez che l’anno prossimo correrà su una moto di Borgo Panigale. E che qualche altro calcolo opportunistico forse lo farà, anche a dispetto del proprio sentimento di patriottismo duro e puro.