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Si sa, i ritorni di fiamma non sono mai come la prima volta, soprattutto nel mondo sportivo. L’esempio più lampante di un allenatore bis è quello di Fabio Capello, che ha fatto due ritorni su due diverse panchine. La prima è stata con il Milan: la prima esperienza sulla panchina meneghina risale al 1991, quando sostituì Arrigo Sacchi, chiamato a dirigere la nazionale italiana. Accolto da un’iniziale perplessità per la sua scarsa esperienza in panchina ed etichettato frettolosamente come uno yes man dei vertici societari, Capello accettò di raccogliere la difficile eredità del tecnico romagnolo e fu capace di segnare la storia del calcio, inaugurando uno dei più prolifici cicli di vittorie della sponda rossonera di Milano.

I ritorni di fiamma per Capello: Milan e poi Real Madrid

Fra il 1991 e il 1996, infatti, la squadra allenata dal friulano si aggiudicò quattro scudetti, di cui tre consecutivi, e una Champions League nel 1994. E disputò altre due finali della massima competizione continentale per club nel 1993 e nel 1995. Stabilì inoltre numerosi primati, tra cui il maggior numero di risultati utili consecutivi in Serie A. Il ritorno di fiamma col diavolo avviene nel 1997 grazie al bellissimo rapporto che aveva instaurato con l’allora presidente Silvio Berlusconi. Reduce da una stagione fallimentare, la compagine meneghina non migliorò, tuttavia, i propri risultati, classificandosi decima nel campionato di Serie A 1997-1998 e mancando la qualificazione alle coppe europee per il secondo anno consecutivo.

Di maggiore caratura risultarono le prestazioni offerte in Coppa Italia, dove la squadra, dopo un cammino caratterizzato dalla storica vittoria sull’Inter per 5-0 nell’andata dei quarti di finale, capitolò in finale contro la Lazio, in maniera rocambolesca: dopo avere vinto per 1-0 l’andata a San Siro, venne sconfitta per 1-3 al ritorno all’Olimpico, peraltro dopo l’iniziale vantaggio siglato all’inizio della ripresa, subendo tre gol in appena dieci minuti. A causa dei deludenti risultati, Capello venne esonerato al termine della stagione.

Il secondo ritorno di fiamma lo fece con il Real Madrid, quando si trasferì nella capitale spagnola l’anno dopo la prima parentesi con il Milan. Con i blancos in quell’anno vinse il titolo della Liga senza però incidere in campo europeo, ma poi con i rapporti tesi con il presidente Lorenzo Sanz fu costretto a lasciare la panchina. Tornò al Real nell’annata 2006-2007 dove anche qui sfigurò in Champions, ma ottene nuovamente il titolo nazionale imponendosi nuovamente sul Barcellona.

Ritorni di fiamma? Fin qui, c’è poco da stare Allegri

Due allenatori recenti invece che hanno fatto ritorno sulle loro ex panchine sono Max Allegri e l’ultimo in ordine cronologico Walter Mazzarri. Il primo allenò la Juventus dal 2014 al 2019 per poi tornarci due anni dopo nel 2021. Nel primo ciclo bianconero il toscano lo marchiò con 5 Campionati italiani consecutivi, oltre a 4 Coppa Italia e 2 Supercoppe Italiane. Con tanto di raggiungimento di due finali di Champions League. Nel secondo ciclo, quello attuale, Max non è ancora riuscito a replicare i successi degli anni precedenti. Nella prima stagione, complice anche un gruppo ormai arrivato a fine corsa dopo un decennio di vittorie, il tecnico riesce a ottenere solamente l’obiettivo minimo della qualificazione Champions, raggiungendo ma perdendo le finali di Supercoppa italiana e Coppa Italia, entrambe contro l’Inter e sempre ai tempi supplementari.

Max Allegri, alla sua seconda esperienza sulla panchina Juve. Qui parla di un possibile ritorno di Del Piero

Neanche la seconda annata riserva soddisfazioni, coi piemontesi che deludono soprattutto in Champions League, eliminati già nella fase a gruppi; ripescati in Europa League, qui mostrano l’unico sussulto stagionale raggiungendo le semifinali, dove vengono estromessi dai futuri vincitori del Siviglia. Solo a parziale attenuante di questo ruolino insoddisfacente – e per il quale Allegri è il primo ad essere chiamato in causa dagli addetti ai lavori, per via dell’incapacità di fornire una proposta di gioco soddisfacente – subentrano le vicende extrasportive che nella prima parte del 2023 destabilizzano fortemente l’ambiente bianconero. E che si riverberano in particolar modo in campionato: pur se gli uomini di Allegri chiudono la graduatoria al terzo posto, questi si trovano declassati al settimo per via di un −10 inflitto dalla giustizia sportiva; ciò determina la mancata qualificazione in Champions dopo undici partecipazioni consecutive.

Non solo il calcio: gli esempi sotto canestro di Scariolo e Messina

Ci sono questi esempi a dettare il passo nel ritorno di Walter Mazzarri sulla panchina del Napoli. Lui che nel sabato 25 novembre debutterà di nuovo alla guida dei partenopei, a Bergamo contro l’Atalanta, dopo aver raggiunto già una qualificazione in Champions e aver vinto il suo unico trofeo in carriera, la Coppa Italia nel 2012 vinta contro la Juve per 2-0.
A lui ora il compito di rinverdire certi felici ricordi, sfatando il tabù per cui le storie scritte una seconda volta non riescono mai a essere come la prima. Lo dice la storia recente del calcio, ma in fondo anche il basket: due grandissimi allenatori hanno seduto sulla stessa panchina più di una volta sola, Ettore Messina e Sergio Scariolo. Il primo per due volte sia sulla panchina della Virtus Bologna che della Nazionale. Per il bresciano, invece, il replay è stato spagnolo: con la Saski Baskonia e poi con la Nazionale iberica, che continua ad allenare.
Marco Micheletti