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Difficile dire quanto sia demerito di uno e merito dell’altro. O, forse, fin troppo facile: perché senza quel dritto alla tornata numero 12, saremmo qui a raccontare di un nuovo padrone della MotoGp. Plenipotenziario dopo la rimonta da paura, giusto per stare in slang motociclistico, che nei 7 tracciati precedenti gli aveva dato 118 punti dei 123 disponibili, tra Gp e miniGp.

La vittoria di Martin nella Sprint e la momentanea vetta nel Mondiale

Però, adattando al caso anche una massima di Montanelli, non conta quanto di buono hai fatto per una vita, perché basta un errore per perdere credibilità Jorge Martin ha fatto di più: dall’invincibile e principale candidato alla vittoria del Mondiale ha fatto il giro della lavagna e lì s’è fermato, senza orecchie da somaro ma con quel muso lungo tipico di chi sa di aver perso confidenza con un periodo senza macchie e con la vetta stessa della classifica. Quella conquistata il giorno prima, per intenderci, con il successo nella Sprint che lo aveva portato a + 7 su Pecco Bagnaia, ottavo alle spalle di Enea Bastianini.

Le cinque gare alla fine del Mondiale e la volata a due

Ma la gara domenicale del Gp di Indonesia ha raccontato qualcosa di diverso. La partenza a fionda dello spagnolo si era poi trasfigurata in un vantaggio in pista e virtualmente anche in classifica, nonostante Bagnaia avesse già cominciato a perfezionare il proprio capolavoro: partito 13mo era già terzo, quando lo spagnolo è andato in ghiaia e al campione del mondo in carica è bastato superare Quartararo per prendersi il gradino più alto del podio e rimettersi in testa al Mondiale. Phillip Island, Thailandia, Malesia, Losail e Valencia sono gli appuntamenti che mancano. Pensare che si decida tutti prima dell’ultima curva, sarebbe davvero un azzardo.