Stefano Tacconi
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Il Salone Estense di Varese si è trasformato nella cornice di un incontro ad altissimo tasso di emozioni. Grazie all’organizzazione dell’ODV La Scelta, guidata dalla presidentessa Mariella Meucci, il pubblico ha potuto riabbracciare Stefano Tacconi, uno dei portieri più iconici e vincenti della storia del calcio italiano. L’ex numero uno di Juventus e Nazionale ha presentato il suo nuovo libro, “L’arte di parare”, in un evento che è andato ben oltre la semplice cronaca sportiva, trasformandosi nel racconto intimo di una straordinaria rinascita umana.

Stefano Tacconi e la parata più difficile: la vita dopo il malore

Se in campo la carriera di Tacconi è stata un viaggio costellato di trionfi indimenticabili – dagli Scudetti alle Coppe Europee fino alla mitica Coppa Intercontinentale con la maglia bianconera – la sfida più grande è arrivata lontano dai riflesori. Dopo il grave malore che lo ha colpito nel 2022, l’ex campione ha dovuto affrontare un lungo percorso di riabilitazione. Nel libro, l’ex portiere si mette a nudo senza filtri, spiegando come il concetto stesso di “parare” abbia oggi assunto un significato completamente nuovo.

“Per me significa non mollare, continuare a godermi la vita nonostante tutto quello che mi è successo fuori dal campo“.

Un cammino affrontato grazie al sostegno fondamentale della famiglia. A Varese, Tacconi ha ricordato con ironia e commozione il momento del risveglio dal coma:

“I miei familiari sono stati fondamentali. Senza di loro non ce l’avrei fatta. Quando mi sono svegliato dal coma mi sono trovato mia moglie davanti e le ho detto: ‘ma pure in paradiso mi devi seguire?‘”.

Il calcio di ieri e il ricordo di Gaetano Scirea

Durante l’incontro, Tacconi non ha risparmiato critiche al calcio moderno, evidenziando una netta differenza con i suoi tempi:

Del calcio di oggi non mi piace niente. Del calcio di allora mi mancano i rapporti umani. Oggi i giocatori sono distaccati, si mettono le cuffie e si estraniano dal mondo, si perdono il contatto con la gente che invece è la cosa più bella“.

Tra le pagine dei ricordi, il pensiero più commosso è andato a Gaetano Scirea:

“Un uomo incredibile dentro e fuori dal campo, mi manca molto, e penso sia quello che mi ha insegnato di più“.

Spazio anche alle grandi serate sul campo, come la semifinale di Coppa Uefa a Colonia:

“Più che una parata ricordo quella partita. Andammo in finale proprio grazie alle mie parate”.

L’affondo sui Mondiali, il tifo per Ancelotti e il ruolo di Malagò

Impossibile non toccare il tema dell’attualità calcistica, con l’Italia clamorosamente assente dai Mondiali per la terza volta consecutiva. Alla domanda su cosa non funzioni nel nostro sistema, l’ex portiere ha risposto con la sua solita schiettezza:

“Facciamo prima a dire cosa funziona. Si pensa troppo ai propri interessi, al proprio orticello, senza fare il bene della squadra e del paese“.

Un commento poi sul presidente del Coni:

“Il compito di Malagò è ingrato, difficile, spero abbia le palle di fare ciò che deve fare, e spero che possa circondarsi delle persone giuste non essendo un uomo che ha vissuto nel calcio“.

E sul Mondiale in corso, Tacconi ha le idee chiare su chi tifare, “Tifo Carlo Ancelotti e il Brasile, è l’unico italiano in corsa”.

Il consiglio ai giovani portieri

Infine, l’ex Juventus si è rivolto direttamente ai ragazzi che sognano di difendere i pali in futuro, un ruolo che richiede coraggio, spirito di sacrificio e una forte personalità: “Consiglio di avere le palle, di essere coraggiosi, di sacrificarsi, di andare dritti sulla loro strada, e di non avere paura, di non nascondersi durante le partite. Devono sfidare l’avversario, invitarlo a calciare sicuri che non segnerà“. Infine. “E se oggi potesse parlare al giovane Stefano che iniziava la sua carriera, cosa gli direbbe?”

“Di essere orgoglioso di ogni sacrificio, perché la parata più bella e decisiva è riuscito a farla proprio lontano dal rettangolo verde.“