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Da tanto è l’amore per il suo Monza, sembra che Adriano Galliani si dimentichi persino del motivo per cui è lì. Lui, come centinaia di persone, accorse per la sua candidatura alle elezioni suppletive al Senato e per il seggio rimasto vacante dopo la morte di Silvio Berlusconi. Galliani è al centro del campo, si direbbe calcisticamente parlando, e tra i suoi piedi c’è la palla a cui tutti guardano. Solo che i piedi sono piantati per terra poco oltre la poltrona che lo ospita, sul palco del teatro Binario 7. Neanche a dirlo, a Monza.

Salvini e non solo per la candidatura di Galliani in Senato

Ad ascoltare Galliani c’è anche il Ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, la capogruppo di Forza Italia in Senato, Licia Ronzulli, e tantissimi esponenti del mondo politico provinciale, regionale e nazionale. E c’è Paolo Berlusconi, presidente del Monza e fratello di Silvio. Il cui nome rimbalza tra le pareti del teatro decine e decine di volte. Perché, in fondo, l’espressione giusta la conia proprio Paolo Berlusconi quando dice che “Adriano è un pezzo di Silvio”. Lo raccontano gli aneddoti e la descrizione di un rapporto di stima, affetto, lavoro e amicizia. Durato oltre quarant’anni. Da quel weekend del “ponte dei morti” che Galliani aveva deciso di trascorrere a Siena, salvo poi tornare precipitosamente in Brianza per quella telefonata ricevuta nella sua Elettronica Industriale: “Ha chiamato Silvio Berlusconi, la vorrebbe ospite a cena domani”. Detto, fatto. Ancor prima del palio di piazza del Campo, in palio c’era il futuro del giovane Adriano.

Galliani: quell’invito ai Berlusconi per Monza-Milan

“Mi fiondai da lui e lui per la prima di tante volte mi diede fiducia”, confessa Galliani. Più volte emozionato nel raccontare quel rapporto che gli ha cambiato la vita. “Quando uscivo da Arcore, volavo. Era un motivatore straordinario”, racconta tra le altre cose Galliani. In una serata che resta sì di ricordo, sì di proiezione futura per le elezioni al Senato, ma soprattutto un inno d’amore nei confronti del Monza. Gli assist gli arrivano anche dallo stesso Salvini (“Vedere il Monza come gioca è davvero tanta roba”) e dalla sottosegretaria al Ministero dell’Istruzione, Paola Frassinetti (“Con Galliani candidato, non vogliamo solo un senatore di serie A. Ma un senatore di Coppa Campioni”).

Galliani gioca sul proprio campo: “Il Milan arriva per il Monza. Io ero tifoso e uno dei proprietari del Monza: a inizio anni Ottanta il Milan retrocede due volte in B e per un Monza-Milan invito la famiglia Berlusconi. Silvio Berlusconi in quel momento non aveva idea di comprare il Milan, ma l’idea gli viene a fine nel 1985. Se non avessi avuto 10 anni di esperienza del Monza, non mi avrebbe dato la carica di amministratore delegato rossonero. Dove sarei stato per 31 anni in prestito, prima di fare ritorno al Monza”.

Il piatto di spaghetti sacrificato per l’amore di una vita

Il come, vale un racconto già svelato, ma ogni volta ricco di nuove sfaccettature e dell’emozione di sempre. “Siamo nel settembre 2018, ad Arcore. Vengo a sapere che la famiglia Colombo, già proprietaria del Milan, è disposta a vendere il Monza. Dico al presidente Berlusconi: ‘So che il Monza è in vendita’. In un successivo pranzo ad Arcore, Silvio Berlusconi dice: ‘Adriano mi ha detto che il Monza è in vendita’. Ci sono Paolo (Berlusconi, ndr), l’avvocato Ghedini e pochi altri. Io abbasso la testa e mi butto sugli spaghetti. Tutti si mostrano subito favorevoli all’acquisizione. Il presidente Berlusconi mi dice ‘Vai e fai’. Ho lasciato il piatto e resistito all’invito di terminare il pasto, che proprio il presidente mi aveva rivolto. Ho chiamato Colombo e in tre minuti abbiamo fatto l’affare. Eravamo in C, il Monza arrivava da due fallimenti. Berlusconi ci disse che saremmo andati in A. Dall’1 settembre 1912, giorno della nascita del club, non l’aveva mai fatto. Ma con Silvio Berlusconi sì”.