“Nello sport più popolare del mondo (il calcio) la catarsi – il rito che ci depura dagli eccessi e dai difetti di un microcosmo spesso così auto-referenziale – la raggiungiamo quando vediamo Messi e il pallone incollato come se fosse una naturale estensione del suo piede sinistro. Comprendiamo che l’inatteso accade (per dirla alla Coelho) quando lo vediamo zizagare tra gli avversari-birilli senza che nessuno riesca a frapporsi alla creazione artistica. Un quadro di Kandinski”.
Messi, l’ottavo pallone d’oro, Coppi e Merckx
Il Corriere della Sera si prende la briga di andare a santificare i campioni dello sport e il catenaccio che racconta il titolo della celebrazione dice tutto: “Consapevoli di assistere alla perfezione che diventa realtà”. Si parla, neanche a dirlo, di Lionel Messi. Solo che l’anno è il 2022: 11 anni fa.
Perché la prima cosa che colpisce, quando si parla di quell’ex ragazzino alto dalla testa ai piedi 169 centimetri, è proprio la sua capacità pressoché unica di attraversare gli anni e riproporsi sempre con la medesima distesa di superlativi, quando si parla della sua classe. Meno, in verità, sono stati negli anni gli aggettivi univocamente positivi per raccontarne la grandezza. Perché su di lui il paragone è sempre stato innanzitutto con Diego Armando Maradona, con quel dualismo che sa tanto di Merckx e Coppi: uno il più forte, l’altro il più grande.
Messi, il paragone con Maradona e quello con Cristiano Ronaldo
Non è forse un caso che Leo il suo ottavo Pallone d’oro l’abbia ricevuto il 30 ottobre. Giorno in cui si sarebbe dovuto festeggiare il compleanno del Pibe de oro, non fosse stata per la sua scomparsa prematura. Per Messi, il paragone è sempre stato proprio con Diego. Non con i suoi contemporanei, eccezion fatta per quel Cristiano Ronaldo che ha mostrato meno acuti tecnici ma ancor più violenza spietata sotto porta, tanto che più d’uno negli anni si è chiesto quanto avrebbe vinto CR7 se ci fosse stato lui, nel Barcellona degli invincibili, al posto della Pulce.
Pallone d’oro: più forte Matthias Sammer di Erling Haaland?
Di certo, non tutti erano e sono d’accordo sull’assegnazione del premio a Messi, soprattutto quest’anno. Vuoi perché ora l’argentino è volato negli States a dispensare il verbo calcistico, lontano dal centro del mondo che resta l’Europa. Vuoi perché ci si torna a domandare quanto contino i successi di squadra, nella scelta del premio individuale. Messi ha vinto il Mondiale, ma in termini di valore assoluto – a 36 anni compiuto – è difficile dire e sostenere che abbia dimostrato e meritato più di Erling Haaland (15 partite con 13 gol e 3 assist in stagione, 53 partite con 52 gol e 9 assist lo scorso anno, sempre con la maglia del City campione d’Europa). Si sa, il Pallone d’oro non sono le Tavole della Legge e il caso di Matthias Sammer nel 1996 è uno dei tanti casi su cui tanto si è detto e scritto (come del travolgente Wesley Sneijder in formato triplete, neanche a podio nell’anno con solo giocatori del Barca sui tre gradini).

