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Non si può essere contenti di aver perso una finale in questo modo. Ma il settimo sigillo di Novak
Djokovic alle Nitto Atp Finals, record assoluto, è giunto dopo una delle migliori partite dell’anno per il
serbo fino al 6-3 3-2, due soli punti persi al servizio, due errori gratuiti, e poi in grado di
respingere al mittente una reazione di Sinner quasi commovente.

Atp Finals di Torino, la vittoria di Djokovic in finale su Sinner

Non si può essere contenti di arrivare lì, giocarsi il trofeo e andare a casa a mani vuote, ma se la partita è durata un’ora e 43 minuti e non la metà, il merito è della testardaggine di Jannik, che non si è mai arreso a uno strapotere fin da subito evidente. Esce persino con qualche rimpianto, l’azzurro, per due palle break mancate nel sesto game, per uno 0-30 non sfruttato nell’ottavo. Ma c’è poco da recriminare quando dall’altra parte c’è un ragazzino di 36 anni capace di vincere 3 Slam quest’anno, arrivando a 24 totali e battendo quasi ogni record di questo sport. Non si può dare un data di nascita definita del fenomeno Sinner, ma se parliamo di popolarità mainstream, di uscita dai confini degli appassionati, non c’è dubbio che le Finals appena terminate siano state la chiave per aprire un portone sconosciuto al tennis italiano. O almeno mai aperto negli ultimi 45 anni.

Sinner e il tennis “di tutti”: l’emozione della concretezza

Ciò che chiunque vede, nel 22enne di San Candido, è la capacità di sacrificarsi, di apprendere e migliorare. Un modello utile, perché chiama in causa la volontà prima che le capacità.
Sinner è il talento della ripetizione, forse meno spettacolare di altri, ma certamente più comprensibile, più
vicino alla gente. In un tempo in cui tutti hanno bisogno di esempi positivi e di accantonare l’effimero,
Jannik dimostra che c’è bellezza nella sostanza, c’è emozione nella concretezza, c’è sollievo nel sapere
cosa fare e nel farlo, bene, al momento giusto. Stavolta ha vinto di nuovo, Djokovic, quello che per
risultati è il miglior giocatore di ogni epoca. Ma domani Sinner tornerà in campo per capire dove
correggere ancora un difetto, uno dopo l’altro. Fino a che sarà lui ad alzare i trofei che adesso sogna.
Marco Micheletti