⏱️ 2 ' di lettura

La Davis azzurra è l’inizio di una nuova era. È come se fosse caduto un muro. L’Italia che alza la Davis, 47 anni dopo il trionfo in Cile, rappresenta un momento di svolta che ha il sorriso di un gruppo capace di vincere e divertirsi, formato da ragazzi giovani, trascinati da un 22enne destinato a una carriera da numero 1.

La Fed Cup, il Roland Garros della Schiavone e le analogie

Di Jannik Sinner, del modo in cui ha battuto Djokovic prima e Alex De Minaur poi, così come delle sue ambizioni da futuro leader del tennis mondiale, se n’è parlato tanto e di più se ne parlerà in futuro. Qui però è giusto celebrare tutti, non solamente coloro che sono andati a prendersi l’Insalatiera a Malaga. Tributo quindi a Sonego versione doppista e ad Arnaldi mister coraggio, ma tutti coloro che hanno contribuito a rendere l’Italia una potenza. Nel 2006, la Nazionale femminile conquistò il titolo di quella che al tempo si chiamava Fed Cup. Sarebbero serviti altri 4 anni per prendersi il primo Slam, il Roland Garros di Francesca Schiavone.

Djokovic inedito e il tennis italiano mai più come prima

Da quel gruppo uscirono 4 top 10 e giunsero tante gioie inedite. Tra gli uomini la situazione è diversa, ma in comune c’è questa vittoria di squadra che può verosimilmente aprire una nuova era. Da qui in poi, abbattuto il muro Davis, non si dovranno più tirare in ballo i mitici anni Settanta. Si vivrà in un presente fatto di promesse e sogni senza limiti, figli di 20 anni di lavoro duro e certosino e di una rivoluzione basata sul merito. Jannik, Lorenzo, Matteo, l’altro Lorenzo, Simone, il capitano Filippo. Il tifoso Berrettini.

Ce li ricorderemo tutti, con le loro parole di gioia e le loro mani tremanti nel momento di chiudere, per l’eccitazione che solo un trionfo di gruppo può consegnare. Questa Davis, uno degli obiettivi segnati in rosso sull’agenda di Novak Djokovic, ha inoltre rappresentato per il serbo una delle delusioni più cocenti. Mai, Nole, aveva perso così: due volte in un giorno, con tre match-point consecutivi a favore. Ecco perché la nuova era del tennis italiano potrebbe coincidere con la nuova era del tennis mondiale.
Marco Micheletti