Un grande inno alla natura e alla bellezza della Terra.
Chiunque viaggi nelle Terre Alte di Scozia, ha la netta impressione di trovarsi in uno dei territori più selvaggi del continente europeo. E forse è proprio così. A cavallo nelle Highlands: una terra i cui grandi spazi hanno educato gli uomini alla libertà.
Quando da Edimburgo si punta verso nord e ci si lascia alle spalle la città di Perth, il paesaggio inizia a cambiare velocemente e già dall’auto si ha l’impressione di entrare in un’altra Scozia. L’orizzonte si alza ben oltre i mille metri di quota, e il verde delle lunghe valli glaciali ha conquistato il paesaggio. E’ l’annuncio di ciò che ci aspetta nei prossimi giorni. Siamo penetrati da sud est nella vasta regione montuosa dei Granpians che presenta i monti più alti e i paesaggi più affascinanti dell’intera isola britannica.
A sera in un tipico pub scozzese di Dunkeld il benvenuto ci viene dato da una piccola orchestra di abitanti del posto che si ritrovano una volta alla settimana qui per il solo gusto di suonare insieme davanti a una pinta di birra o a un bicchiere del rinomato whisky.
L’ escursione a cavallo prende il via la mattina successiva dalla cittadina di Kingussie. Esploreremo il margine occidentale dello splendido Cairn goms National Park. Saranno le sue montagne il principale scenario del nostro viaggio che nei giorni seguenti ci porterà in sella sulle le rive del non lontano e famosissimo Loch Ness.
La pratica equestre in Scozia è antichissima. Gli scozzesi hanno selezionato nei secoli una propria razza di cavalli: l’Highland pony un cavallo robusto, generoso, resistente ai climi più freddi, originario delle Isole Ebridi e del Mainland, secondo la tradizione. Neanche a dirlo, adattissimo a questo territorio.
Prima di addentrarci nella maestosa natura del parco, a meno di un miglio da Kingussie incontriamo il profilo di un primo castello. Si tratta del Ruthven Barracks un maniero in rovina adibito a caserma agli inizi del settecento. Attaccato e distrutto nel 1746 da forze governative che cercavano di sedare la rivolta dei Giacobiti, non è stato più restaurato.
Il luogo porta con sé soprattutto la sinistra fama del suo primo proprietario, Alexander Stewart, detto il lupo di Badenoch, figlio di un re di Scozia, vissuto qui nella seconda metà del 1300.
Scomunicato dalla Chiesa, perché dedito alla stregoneria, la storia che lo riguarda parla du una partita di scacchi persa una notte contro il diavolo in persona. La posta in gioco fu la vita del barone e di tutta la sua corte. Al mattino successivo, dice la legenda nessuno era rimasto in vita in tutto il castello. Ancor oggi chi abita nelle vicinanze è pronto a giurare che le ombre di Stewart, e di tutta la sua corte, infestano le rovine di Ruthven.
Anche per questo dopo la visita diurna lasciamo velocemente il castello di Ruthven per dirigerci finalmente verso la più accogliente natura del Cairngorms National Park .
La più grande area protetta della Gran Bretagna ci accoglie con la vastità degli altopiani e l’orizzonte alto dei suoi rilievi.
Istituito nel 2003 dal parlamento scozzese il parco deve il suo nome ufficiale al principale massiccio montuoso che lo compone: il Cairngorm. Nome peraltro dato a queste montagne nel secolo scorso da invasori stranieri secondo il geografo britannico Adam Watson che in un suo saggio ricorda che in lingua gaelica questi monti si chiamano Am Monadh Ruadh che significa Le colline rosse.
Esteso per oltre 4500 chilometri quadrati il parco nazionale di Cairngorms è l’area meno densamente abitata del nostro continente.
Il più grande parco nazionale del Regno Unito comprende i territori di sei contee dall’ Aberdeenshire al Moray, dalla contea di Highland a quelle di Angus e Perth fino a Kinross
Nessuna strada carreggiabile penetra davvero queste montagne, nessun segno di invasione umana disturba la natura e il paesaggio. Qui la cultura del cemento non è mai arrivata. Certamente il Cairn Gorm costituisce il più ampio scenario selvaggio della Gran Bretagna
Il parco conta 9 riserve naturali nazionali che aiutano a proteggere una straordinaria varietà di flora, fauna e paesaggi. La metà del suo territorio, non è affatto frequentato dall’uomo rimasto allo stato di natura selvaggia e considerata area naturale di importanza internazionale e protetto da leggi internazionali.
Detto comune, da queste parti è che il Parco Nazionale del Cairngorm ha più montagne, foreste, sentieri, fiumi, laghi, zone naturali, villaggi ospitali e distillerie di quanti se ne possono esplorare in tutta una vita.
Un vero paradiso per il turismo a cavallo ma anche per tutte le forme di viaggio senza motore con centinaia di chilometri di sentieri. Sarà anche per questo che circa 1,700.00 persone visitano il Parco Nazionale del Cairngorm ogni anno da tutto il mondo.
Nell’unica direttrice carreggiabile che cinge da nord a sud est le montagne del Cairn Gorm la presenza umana si legge attraverso i pochi ma bellissimi castelli.
Il più famoso di essi è quello di Balmoral situato nella zona dell’Aberdeenshire.
Tanta la storia passata intorno alle sue mura da quando nel quattordicesimo secolo il re Roberto II di Scozia decise di acquistarlo per usarlo come residenza di caccia. Qui, nel 1822, fu incoronato Re Giorgio IV mentre di li a un ventennio la regina Vittoria decise di ampliarlo per farne la propria residenza estiva. Ancora oggi la regina Elisabetta II e il duca di Edimburgo Filippo vivono a Balmoral dal 31 di luglio ai primi di settembre di ogni anno. Periodo in cui il castello chiude alle visite turistiche.
Basta allontanarsi di qualche chilometro per accorgersi che sulle montagne del Carin Gorm, il cuore pulsante delle Highlands i veri sovrani sono lo spazio e l’ambiente naturale. Come i Romani non riuscirono mai a dominare le terre alte di Scozia, l’antica Caledonia, così l’uomo qui non è mai stato veramente padrone.
Il verde. Il verde è il signore assoluto di questo immenso paesaggio. Ricopre le vallate fino alle vette più alte spesso arrotondate dagli agenti atmosferici. Di un verde affascinante sono le glenns le grandi valli di origine glaciale che si estendono a perdita d’occhio. Il verde dalle mille sfumature che poco spazio lascia ai colori morti della roccia granitica. E’ forse il verde il colore della libertà?
Lo sguardo non riesce ad abbracciare la vastità di queste valli e si ha l’impressione di poter cavalcare in questa terra all’infinito, unico confine, a ovest, il Great Glenn la vasta depressione glaciale che da Inverness, a nord, arriva a Forth Wiliam e che nel mezzo è invaso dal lago forse più famoso del mondo:
Il Loch Ness dove ci recheremo all’indomani ma questo sarà l’inizio di un altro viaggio….
La parte occidentale delle Terre Alte di Scozia è famosa senza dubbio per la bellezza selvaggia del suo paesaggio. Ma non e’ tutto. Capace di stimolare la fantasia di narratori di ogni epoca, questa regione è stata scelta come scenario di romanzi, racconti e film che a decine ne hanno descritto il fascino e aumentato la notorietà fino a farne una ambita meta del turismo internazionale.
Due escursioni a cavallo ci aiuteranno a scoprire questa parte della Scozia fino a raggiungere le sponde nord occidentali dell’Oceano Atlantico.
La partenza è nei dintorni di un lago divenuto famoso a causa della storia che qui si racconta: il Loch Ness.
Loch è la parola gaelica che sta per il lago o fiordo a seconda se lo specchio d’acqua sfoci o meno nel mare.
Il Loch Ness fa parte del Glenn More detto anche Grande Glenn, un profonda depressione che taglia in due la parte settentrionale della Scozia separando i monti Grampians a est con la regione del nord ovest.
Grazie a lavori durati oltre 40 anni, da metà ottocento il Glenn More si identifica ormai con il Canale di Caledonia, una via d’acqua di 97 chilometri che collega Inverness a Forth William.
Il Loch Ness ne occupa la parte centrale. All’apparenza è un lago come tanti nelle Highlands, se non fosse per il mistero irrisolto di Nessie…
Dal centro ippico sulle colline a est del Loch Ness ci avviciniamo con un po’ di timore alle sponde del lago più famoso del mondo; la suggestione che aleggia in questo luogo è altissima, il fascino dei racconti vince sulla realtà di una pur piacevole cavalcata.
Quella del mostro acquatico di Loch Ness non è solo la più famosa storia che si racconta in Scozia, ma è anche la più antica. Da tempi preistorici si conosce la leggenda di cavalli acquatici che vivevano nelle profondità dei laghi scozzesi.
Le cronache del sesto secolo ci parlano di una “selvaggia bestia marina” che divorava gli uomini e che il monaco irlandese San Colombano riuscì a ricacciare nel lago con le sue preghiere.
Nacque così la tradizione che nel lago vivesse una creatura mostruosa che appariva e scompariva, mentre ai bambini di ogni denerazione qui viene raccomandato di non avvicinarsi troppo alle acque del Loch Ness.
No, il Loch Ness non è un lago come tutti gli altri… lo dimostra il milione di turisti che giunge ogni anno sulle sue rive grazie al mito di Nessie; lo conferma l’infantile timore che noi stessi abbiamo di far bere i cavalli o nel far loro bagnare gli zoccoli nelle sue acque plumbee.
Anche i voli del nostro drone vegono limitati al necessario… non si sa mai…
E’ agitato il Loch Ness oggi un vento forte spira da sud e le onde sembrano proprio quelle del mare. L’atmosfera è proprio quella adatta alla comparsa della creatura fantastica. Ma non succede, e allora è meglio godersi una salutare galoppata sulle rive inquiete del lago.
Ampliata dai numerosi film realizzati dal cinema nel corso del Novecento, la leggenda del mostro di Loch Ness è stata rinnovata da due distinti avvistamenti del 23 e 24 agosto 2018. Tutto è successo poco a largo del castello di Urquhart dove il nostro occhio volante si sta dirigendo. Il castello, il vicino museo dedicato a Nessie e il piccolo villaggio di Fort Augustus godono della economia creata dal flusso turistico internazionale che vale almeno 25 milioni di sterline di introiti annui.
Dopo un’ultima galoppata lasciamo le rive dell’imbronciato Loch Ness. Ci attendono i vasti orizzonti delle Highlands occidentali la cui bellezza sa raccontare ancora oggi al viaggiatore centinaia di altre storie di grande suggestione.
Le Glens, tipiche valli di origine glaciale, sono la nota distintiva del paesaggio della Scozia nord occidentale; veri scrigni di storia, nel corso del Novecento sono divenute protagoniste del cinema internazionale.
Ecco Glenn Nevis scenario suggestivo del film Rob Roy ispirato all’omonimo romanzo di Walter Scott.
Qui, all’ombra del Ben Nevis che con i suoi 1344 metri è il monte più alto di tutte le Isole Britanniche, anche Mel Gibson ha girato le scene iniziali del suo celebre Braveheart film vincitore di ben 5 premi Oscar nel 1996.
Al vero William Wallace, leggendario paladino dell’indipendenza scozzese, poco più a sud nei pressi di Stirling, è dedicato il monumento nazionale che ne immortala le gesta.
Sulle orme delle sue gesta si giunge a Glenn Coe uno dei luoghi più affascinanti e celebrati delle Highlands. La valle è lunga 14 chilometri¸qui l’azione millenaria del ghiaccio e dell’acqua ha disegnato le montagne e dato vita a forme e colori che rappresentano le Highlands come pochi altri luoghi.
Legato ad antiche storie di lotte sanguinose tra clan scozzesi fedeli o ribelli verso la corona inglese, Glen Coe è oggi il luogo privilegiato dagli appassionati degli sport senza motore. Sono centinaia di migliaia ogni anno gli utenti del turismo legato alla natura che frequentano i suoi itinerari. Un vero paradiso per il trekking a piedi, ad esempio, che ha fatto recentemente definire Fort William la “capitale outdoor del Regno Unito”.
Il Glen Coe è un luogo in cui il fascino delle Highlands è al suo massimo. Un luogo in cui storia, natura selvaggia, avventura e miti sono elementi strettamente uniti tra loro.
Non a caso oltre alle galoppate di Mel Gibson in Braveheart questa valle ha prestato i suoi scenari Skyfalls, della serie 007, alla recente serie televisiva internazionale Outlander o anche per i primi due film della saga di Harry Potter.
Ma è un altro il luogo preferito dagli appassionati dei romanzi di J.K. Rowling e si trova a pochi chilometri a ovest: il Glenfinnan.
E’ qui che è possibile incontrare il treno a vapore detto The Jacobite che da Fort William porta i viaggiatori fino alla sponda occidentale dell’oceano Atlantico. Per il cinema questo è l’Hogwarts Express, il treno con il quale Harry Potter e i suoi compagni raggiungono la celebre Scuola di Magia e stregoneria.
Sul viadotto del Glenfinnan, 21 campate di epoca vittoriana per trecento metri di lunghezza, il treno passa due volte al giorno atteso da frotte di turisti provenienti da tutto il mondo. Ma è solo grazie al nostro drone che possiamo guardare l’Hogward Express dall’alto, proprio come Harry Potter e il suo compagno Ron durante lo spericolato volo della macchina magica nel secondo episodio della saga.
La suggestione delle Highlands dove ogni luogo sa raccontare storie vere o frutto di fantasia.
Affacciato sul meraviglioso Loch Shiel, il Glenfinnan Monument è stato costruito nel luogo in cui, nel 1745 fu innalzato lo stendardo dell’ultima rivolta giacobita dei cattolici scozzesi contro i re britannici protestanti. E ancora una volta realtà storica e finzione si mescolano.
“Sono nato a Glenfinnan, sulle rive del Loch Shiel…” dice l’immortale protagonista del film Highlander, anche se le sequenze medioevali interpretate da Christopher Lambert furono girate sulle rive di un altro lago poco a nord di qui: il Loch Duich.
Il castello di Eilean Donan domina la scena nel punto in cui il Loch Duich si confonde con altri due laghi. E’ tra i castelli più visitati e fotografati delle Highlands e certamente il più utilizzato dal cinema internazionale. Costruito la prima volta nel tredicesimo secolo il maniero ha vissuto l’eroica storia della lotta per l’indipendenza della Scozia. Distrutto e ricostruito più volte fu definitivamente abbandonato dopo l’ insurrezione giacobita del 1719.
Secondo diverse testimonianze, il fantasma di uno dei soldati uccisi e decapitati durante l’ultima difesa ancora si aggira sugli spalti di Eilean Donan. Visitatori affermano di averlo visto aggirarsi, con la testa sottobraccio, persino all’interno del centro visite.
Storie di Scozia che contribuiscono a rendere questa terra irresistibilmente suggestiva come poche altre.
Dopo un trasferimento in auto noi siamo approdati a Gariloch sulla costa nord occidentale. Il locale centro ippico ci fornisce i pony di razza Highlander che ci aiuteranno a visitare l’ultimo lembo occidentale della Scozia dove le Highlands incontrano l’oceano.
All’estremo ovest, le Glens si trasformano in profondi fiordi che non hanno nulla da invidiare ai più famosi cugini norvegesi.
Particolarmente spettacolari gli scenari costieri dell’Isola di Skye, la più grande delle Ebridi interne. Esplorandone l’interno si comprende perché sia costantemente inserita nelle classifiche delle isole più belle del mondo. Il paesaggio è mozzafiato; spiagge, brughiere, fiordi e penisole si alternano intorno a n monti che arrivano a toccare i mille metri di quota.
Numerosissimi i set cinematografici allestiti nei selvaggi scenari di Skye; The Old Man of Storr è probabilmente la parte più riconoscibile dell’isola di Skye dopo che queste dita di roccia rivolte al cielo hanno fatto da sfondo al film Prometeo di Ridley Scott del 2012.
Passa da qui il percorso di trekking a piedi più frequentato e dell’isola; dal pittoresco villaggio di Portree l’itinerario conduce gli escursionisti a scoprire i numerosi piccoli laghi la cui acqua si getta direttamente nell’oceano.
Anche chi non ha visitato di persona l’isola di Skye ha buone probabilità di conoscerne molti scorci. Oltre che sfondo di pellicole ambientate nelle Higlands come il Macbeth e l’ultimo King Arthur, Skye ha prestato i suoi paesaggi per rappresentare mondi fantastici come quelli di Stardust nel 2007 e nell’ultimo film della saga dei Trasformer del 2017.
A cavallo lungo le rive dell’Oceano Atlantico, li dove già si chiama Mare del Nord, ripensiamo alla magia delle Highlands e al loro fascino leggendario. Indelebile rimane in ogni viaggiatore attento il ricordo di questo luogo a nord del mondo con montagne dalla bellezza primordiale e glens che si susseguono a centinaia. Dove l’acqua dei laghi si confonde con quella del mare.
Una terra dagli infiniti orizzonti scavata dal ghiaccio e disegnata dalla potenza delle sue storie.
di Sara Giavarini

