Nel decimo anno di pubblicazione del suo report annuale sulle condizioni della maternità in Italia, Save the Children, lancia un allarme: il Paese non è ancora capace di sostenere davvero le madri e rischia, pertanto, di pagare a caro prezzo questa fragile equazione sociale.
Il report ‘Le Equilibriste – la maternità in Italia 2025’, descrive, quindi, un mosaico di complesse difficoltà in cui le donne che diventano madri si trovano continuamente a doversi districare tra i loro ‘infiniti equilibrismi’: lavoro, cura della famiglia e mancanza di servizi a loro sostegno, la maternità in Italia resta un’impresa ancora difficile.
Famiglia: maternità ancora difficile in Italia, i dati del report
Secondo i dati del rapporto di Save the Children, la natalità in Italia continua a segnare record negativi: nel 2024 sono nati, infatti, solo 370mila bambini, con una flessione del 2,6% rispetto al 2023 e il tasso di fecondità totale è sceso a 1,18 figli per donna, toccando i minimi storici. Parallelamente, l’età media al parto ha raggiunto i 32,6 anni, riflettendo ritardi e difficoltà nella realizzazione dei progetti di formazione familiare.
Famiglia: maternità ancora difficile in Italia, gender gap e ‘child penalty’
Il rapporto denuncia profonde disuguaglianze nel mercato del lavoro: secondo un ulteriore report del World Economic Forum, infatti, su 146 Paesi nel mondo, l’Italia si colloca appena 96esima per partecipazione femminile nel mondo del lavoro e 95esima per gender gap retributivo.
Inoltre, emerge con forza il cosiddetto ‘child penalty’, ovvero l’effetto negativo che ha la maternità sulla carriera lavorativa delle donne: “Una ricerca condotta su dati INPS relativi ai dipendenti del settore privato tra il 1985 e il 2018 ha rivelato che, 15 anni dopo la nascita del primo figlio, l’aumento salariale delle madri è stato del 57% inferiore rispetto alle donne senza figli con caratteristiche simili. Questo divario si manifesta immediatamente dopo la nascita e persiste nel tempo, risultando più marcato per le lavoratrici che prendono congedi di lunga durata, hanno salari bassi o hanno meno di 30 anni al momento della maternità – spiega il report di Save the Children – In media, i padri in Italia mantengono sostanzialmente invariate le loro traiettorie lavorative, mentre le madri, dopo la nascita del primo figlio, hanno una probabilità di tornare a lavorare di 33 punti percentuali più bassa a cinque anni dalla nascita. Il fenomeno incide sulle disparità occupazionali: in Italia, la genitorialità è responsabile del 60% della differenza nel tasso di occupazione tra uomini e donne, con le madri che spesso ricoprono ruoli di cura all’interno della famiglia a scapito della carriera”.
La child penalty è una condizione diffusa in tutta Italia: “seppur con alcune variazioni a livello geografico: Nel Mezzogiorno, la child penalty in termini occupazionali è del 45% nei primi cinque anni di vita del bambino e scende al 38% con l’inizio della scuola dell’obbligo, mentre la riduzione di occupazione al Centro e al Nord è minore”.
Famiglia: maternità ancora difficile in Italia, madri ‘equilibriste tra equilibriste’
Un focus particolare del report è dedicato alle madri nelle famiglie monogenitoriali, definite proprio ‘equilibriste tra le equilibriste’. Secondo il rapporto, infatti, dal 2011 al 2021 i nuclei monogenitoriali in Italia sono aumentati del 44%, con una quota del 77,6% costituita da madri sole con i propri figli.
Inoltre, queste donne affrontano ostacoli ancora più difficili: poco più di una madre single su due, infatti, tra i 25 e i 54 anni, lavora, con percentuali di occupazione che variano in modo drastico tra Nord e Sud: oltre l’83% al Nord, contro il 45,2% nel Mezzogiorno.
Famiglia: maternità ancora difficile in Italia, le parole di Giorgia D’Errico, Direttrice Affari pubblici e Relazioni istituzionali di Save the Children
Dal sito ufficiale di Save the Children, le parole di Giorgia D’Errico, Direttrice Affari pubblici e Relazioni istituzionali: “Servono politiche strutturali, integrate e durature che garantiscano risorse e strumenti per sostenere le famiglie nella cura dei figli e nella conciliazione tra vita privata e professionale. È fondamentale, ad esempio, garantire a tutti i bambini e le bambine l’accesso ai servizi educativi per l’infanzia, ampliando l’offerta in tutti i territori e assicurandone la sostenibilità nel lungo periodo, ed estendere la durata dei congedi di paternità, incentivandone l’utilizzo e riconoscendo il valore sociale della cura anche per i padri, in una logica di corresponsabilità. Solo così potremo costruire un futuro in cui la genitorialità, il lavoro e la vita privata non siano in conflitto, ma possano coesistere come parte di un progetto di benessere individuale e collettivo”.

