Il matrimonio è una festa, ma anche un esercizio di classe e bon ton. Da una parte ci sono gli sposi, che organizzano il giorno più importante della loro vita; dall’altra gli invitati, chiamati a partecipare a una celebrazione che può comportare tempo, spese e impegno. Il vero galateo dei matrimoni, quindi, non riguarda soltanto il dress code o il lancio del bouquet: riguarda soprattutto il rispetto reciproco.
Il galateo degli invitati: come comportarsi con gli sposi
La prima regola dei matrimoni è la puntualità. Se nell’invito è indicato un orario, quello è l’orario in cui bisogna arrivare, non quello in cui si comincia a uscire di casa. Presentarsi in ritardo alla cerimonia significa rischiare di interrompere un momento importante e costringere gli sposi e gli altri invitati ad aspettare.
Al momento della conferma, inoltre, è fondamentale comunicare con largo anticipo eventuali esigenze alimentari. Allergie, intolleranze e scelte alimentari – per esempio essere vegetariani o vegani – devono essere segnalate tempestivamente. Lo stesso vale per esigenze legate alla religione, come una dieta halal o kosher. Arrivare al ricevimento e comunicare per la prima volta di non poter mangiare praticamente nulla del menu non è solo poco elegante: può mettere in difficoltà chi ha organizzato il banchetto.
Quanto all’abbigliamento, la regola più nota resta sempre valida: salvo esplicita indicazione degli sposi, il bianco è da evitare. È il colore tradizionalmente riservato alla sposa e presentarsi con un abito bianco, soprattutto se particolarmente importante o appariscente, significa rischiare di attirare su di sé un’attenzione che dovrebbe essere riservata agli sposi.
Infine, mai presentarsi con ospiti non previsti. Un accompagnatore, un amico o un parente in più non sono un dettaglio: significano un posto a tavola, un menu e un costo aggiuntivo. Se l’invito è rivolto a una sola persona, o a una coppia precisa, va rispettato.
Il galateo degli sposi: come trattare gli invitati ai matrimoni
Anche gli sposi, però, hanno le loro responsabilità. La prima è non trasformare il matrimonio in una prova di resistenza economica per gli invitati.
Quando possibile, scegliere una location facilmente raggiungibile e che non obblighi tutti a trascorrere la notte fuori casa è una forma di attenzione. Un matrimonio in una località lontana può essere meraviglioso, ma non si può ignorare il costo di voli, treni, hotel, trasferimenti e giorni di ferie. La questione riguarda soprattutto le famiglie con bambini piccoli, per le quali anche una sola notte fuori può diventare un’organizzazione complessa e molto costosa.
Se invece la location scelta richiede necessariamente di viaggiare o pernottare fuori, il buon senso impone almeno di fornire agli invitati tutte le informazioni utili con largo anticipo e, quando possibile, indicare diverse fasce di prezzo per gli alloggi e le soluzioni per raggiungere il luogo della cerimonia. Sarebbe ancora più elegante fornire almeno l’alloggio, spesso gli hotel possono provvedere a sconti o pacchetti di gruppo per chi prenota molte stanze per un’occasione speciale, come i matrimoni.
C’è poi un tema particolarmente delicato: i regali. Chiedere agli invitati di contribuire alle spese del viaggio di nozze è ormai una consuetudine piuttosto diffusa ma inserire direttamente nell’invito il proprio iban, magari accompagnato da una frase che invita esplicitamente a versare una somma, può risultare poco elegante. Il regalo dovrebbe restare un gesto spontaneo, non trasformarsi in una quota di partecipazione obbligatoria. Meglio un sito internet creato ad hoc con informazioni logistiche, il Rsvp e una lista nozze o viaggi a cui poter decidere se contribuire.
Infine, gli invitati non dovrebbero essere considerati semplicemente come una voce del budget. Se si invitano amici e parenti, bisogna ricordarsi che stanno dedicando tempo, denaro ed energie per essere presenti. Un matrimonio davvero elegante è quello in cui gli sposi si preoccupano anche del benessere dei propri ospiti: dal cibo alle informazioni pratiche, dagli spostamenti alla possibilità di tornare a casa senza affrontare un viaggio impossibile.
Perché il vero bon ton, alla fine, non è seguire alla lettera una lista di regole. È ricordarsi che il matrimonio è una festa condivisa. E che il rispetto, in entrambe le direzioni, è l’unico dress code che non passa mai di moda.
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Padovana classe 1995, con formazione classica e specializzata in ripresa e fotografia alla Scuola di Cinema Luchino Visconti, vivo a Milano da oltre 10 anni. Giornalista pubblicista iscritta all’ordine della Lombardia, lavoro dal 2018 in agenzia di stampa, dove coniugo l’interesse per l’attualità e la scrittura con gli aspetti tecnici legati all’attività di operatore video e montatore. Dopo l’inizio dell’attività professionale in Alanews, service ufficiale dell’agenzia Ansa, dove mi occupo prevalentemente di cronaca e politica nazionale e locale, mi sposto in Italpress, per la quale mi dedico al territorio, sia sul fronte economico, che della cronaca, che politico. In seguito ad una brevissima parentesi in agenzia di comunicazione, torno al giornalismo con Estenews, per la quale seguo lo sport – come inviata in Lega Calcio – e la salute, alla quale è dedicata la mia attività sul sito. Tra le collaborazioni attive quelle con l’agenzia di stampa Adnkronos e con enti ed istituzioni del mondo della salute e dell’istruzione, come la Società italiana di farmacologia. Ambientalista, animalista e vegetariana, amo la montagna, i cani e la fotografia.

