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“A partire dai primi di ottobre 2025, non consentiremo più annunci pubblicitari di natura politica, elettorale e su temi sociali sulle nostre piattaforme nell’Ue. Si tratta di una decisione difficile che abbiamo preso in risposta al nuovo regolamento dell’UE sulla Trasparenza e il Targeting della Pubblicità Politica (TTPA), che introduce importanti sfide operative e incertezze legali”. Si apre così la nota con cui la big tech americana Meta, ‘mamma’ di Facebook, Instagram e Whatsapp, comunica che non sarà più possibile inserire a pagamento sulle sue piattaforme annunci pubblicitari di natura politica ed elettorale. Non è la prima volta che l’azienda si trova a scontrarsi con le politiche dell’Unione europea, spesso più stringenti rispetto a quelle Usa, come quelle sulla privacy.

Per l’azienda guidata da Mark Zuckerberg “la pubblicità politica online è una componente fondamentale della politica moderna: connette le persone a informazioni importanti sui politici che le rappresentano e garantisce ai candidati un modo efficace ed economico per raggiungere il proprio pubblico. È per questo che Meta ha fatto più di molti altri nel nostro settore – e ben oltre quanto richiesto dalla legge – per garantire che gli annunci politici sulle nostre piattaforme siano autentici e trasparenti”.

Nella nota viene poi illustrato nel dettaglio lo sforzo di trasparenza portato avanti da Meta in merito a questo tema: “Dal 2018 abbiamo messo a disposizione strumenti che offrono maggiore trasparenza sugli annunci relativi a politica, elezioni e temi sociali rispetto a qualsiasi altra piattaforma, online o offline, oltre ad altre importanti misure di sicurezza. Gli inserzionisti che vogliono pubblicare questi annunci devono completare un processo di autorizzazione per dimostrare chi sono e dove vivono, e includere una dicitura “pagato da” negli annunci. Tali annunci vengono poi archiviati nella nostra Libreria Inserzioni, accessibile pubblicamente, dove chiunque può consultare informazioni su targeting e spesa pubblicitaria.

Secondo la big tech Usa gli obblighi introdotti dalla nuova normativa europea sono “onerosi” e creano un livello di complessità ed incertezza legale “insostenibile per gli inserzionisti e le piattaforme che operano in Ue”. 

“Ad esempio – spiegano – il regolamento impone restrizioni molto rigide sul targeting e la distribuzione degli annunci, limitando fortemente il modo in cui gli inserzionisti politici e sociali possono raggiungere il proprio pubblico, con il risultato che le persone vedrebbero annunci meno rilevanti sulle nostre piattaforme. Si tratta di un’ulteriore minaccia ai principi della pubblicità personalizzata, ignorando i benefici che essa offre sia agli inserzionisti sia alle persone che desiderano raggiungere”.

“Questa decisione riguarda solo l’Unione Europea. Altrove, continueremo a fornire i nostri strumenti leader nel settore, che garantiscono annunci politici autentici e trasparenti. Inoltre – concludono – questa misura non impedirà alle persone nell’UE di continuare a discutere di politica sulle nostre piattaforme, né ostacolerà i politici, i candidati o i rappresentanti eletti dal creare e condividere contenuti politici in modo organico. Semplicemente, non potranno più promuoverli tramite pubblicità a pagamento”.