Jabra, il marchio di audio professionale leader a livello mondiale, ha pubblicato oggi i risultati di una nuova ricerca ‘Work and Wellbeing in the Age of Ai’, che analizza se l’intelligenza artificiale può fare molto più che migliorare l’efficienza. Questo studio globale condotto in collaborazione con The Happiness Research Institute esamina la connessione di GenAI con il benessere sul lavoro e nella vita quotidiana.
‘Oltre alla produttività, in che modo l’intelligenza artificiale influisce sul nostro stato d’animo al lavoro?’. Jabra è partito da questa domanda per la stesura del report, collaborando con l’Happiness Research Institute, il principale think tank al mondo dedicato all’esplorazione dei fondamenti scientifici della felicità, del benessere e della qualità della vita.
Questo studio globale si basa sui dati emersi da 3.700 professionisti provenienti da 11 paesi, inclusi 363 italiani, e va oltre l’efficienza per esplorare qualcosa di molto più umano: l’impatto emotivo dell’intelligenza artificiale sul posto di lavoro.
Tech, l’intelligenza artificiale migliora la felicità al lavoro: le evidenze principali emerse dallo studio
Tra le principali evidenze emerse dallo studio ‘Work and Wellbeing in the Age of Ai’, emerge che il benessere sul lavoro è di fondamentale importanza per il benessere generale del lavoratore. Secondo il report, infatti, “esiste un legame forte tra il modo in cui le persone si sentono al lavoro e come si sentono nella vita quotidiana. I dipendenti che si sentono supportati e connessi nei loro ruoli lavorativi sono molto più propensi a provare soddisfazione”. Pertanto “Investire nel benessere sul posto di lavoro è probabile che comporti vantaggi che vadano ben al di là dell’ufficio”.
Un altro dato importante emerso è che i lavoratori che utilizzano l’IA riferiscono più spesso maggiore benessere sul luogo di lavoro. Nel dettaglio: “I lavoratori che interagiscono con l’IA quotidianamente hanno livelli più elevati di soddisfazione e felicità sul lavoro – +34% rispetto a chi la utilizza raramente. Sono anche più propensi a credere che l’intelligenza artificiale renderà il lavoro più piacevole in futuro – spiega il report – È interessante notare, però, che i lavoratori hanno timore che l’IA possa portare alla disoccupazione per sé stessi e i loro coetanei, in futuro, una contraddizione che dimostra la complessità del cambiamento culturale in movimento”.
Un’evidenza particolare emersa dallo studio precisa che: “La maggior parte dei lavoratori ritiene che le loro aziende non siano pronte per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale”. Ma c’è una buona notizia: “I risultati mostrano che i lavoratori desiderano di più – dalla formazione a una comunicazione più aperta, che favorisca il loro benessere – il 78% di chi la utilizza di frequente, infatti, raggiunge più facilmente gli obiettivi. Sebbene la preparazione formale dell’Ia sia importante, la trasparenza da parte della leadership conta di più”. Infatti, “I lavoratori che percepiscono una maggior capacità da parte dei propri leader di comunicare obiettivi e strategie legate all’integrazione dell’intelligenza artificiale, riportano livelli di benessere lavorativo più alti rispetto ad altri, in quanto la comunicazione crea fiducia e la fiducia alimenta il cambiamento”.
Tech, l’intelligenza artificiale migliora la felicità al lavoro: ma bisogna fare i conti con lo stress
Tuttavia, i lavoratori che utilizzano l’intelligenza artificiale ogni giorno, riportano anche un “aumento del 20% dello stress”, legato alla necessità di padroneggiare strumenti nuovi, scrivere prompt efficaci e interpretare gli output generati dall’Ai.
Tech, l’intelligenza artificiale migliora la felicità al lavoro: le parole di Meik Wiking, amministratore delegato dell’Happiness Research Institute
“È facile parlare di intelligenza artificiale in termini di produttività. Ma dobbiamo iniziare a parlarne in termini di psicologia. Come influisce sull’identità, sulla motivazione e su come le persone credono essa rappresenti il loro futuro”.

