Un tempo era informatico, poi, per conto di un amico, il passaggio alla vendita di auto online e oggi vanta il titolo di uno dei più recensiti social coach italiani: è Stefano Brazzoli, 43 anni, sposato con due figli, che vive e lavora sul territorio lombardo, meglio noto sul web come InstaCoach. Il suo ruolo non è di gestore degli account social delle persone, bensì di insegnante. Stefano insegna l’arte della comunicazione nell’era del digitale per attrarre, educare e vendere il proprio prodotto, rendendo pienamente autonomi e soddisfatti i suoi clienti.
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Racconta la sua storia e il suo cambiamento per tenere alta la speranza di molte altre persone che hanno il sogno di intraprendere il suo percorso, in un’intervista in esclusiva.
Hai qualche aneddoto particolare da raccontare sul tuo lavoro?
“Ho diversi aneddoti: nel 2019, ad esempio, quando Instagram ha iniziato a bannare una serie di account pubblicitari perché facevano uso di tecniche non più consentite, mi è capitato a giugno, che molti account erano crollati e ho ricevuto diverse telefonate. Ma quella che mi ricordo di più è stata quella alle due di notte, quando sento suonare il telefono: c’era una persona che piangeva, mi ero preoccupato, pensando che fosse successo qualcosa di grave. In realtà questa influencer era nel panico perché non aveva più il profilo Instagram. Questo aneddoto è quello che mi è rimasto più impresso ed è stato poi il motivo per cui non ho più voluto quel genere di target. Quelli erano gli anni facili, dove davvero bastava fare dei contenuti in un certo modo e il profilo esplodeva. Oggi, fortunatamente, non è più così”.
Ma come è finita per la povera influencer?
“Essendo un bug di Instagram, il giorno dopo le avevamo recuperato tranquillamente il profilo. Scampato pericolo”.
Vita da Instacoach: viaggio tra i segreti di Stefano Brazzoli
Quali sono le prospettive che offrono ora i social e quali sono le frontiere lavorative? Ovvero è un settore destinato a durare a lungo?
“La mia storia è partita nel 2007 e come dicevo, avevo un blog molto brutto. Ma che funzionava e funzionava perché se tu hai un minimo di competenze e vai online, il guadagno e il risultato sono molto facili, perché ci sono poche persone che lo fanno. Poi, però, come tutte le cose, lo fanno altre persone e il mercato si satura. La stessa cosa è capitata con Instagram: nel 2016 eravamo due tre Insta-coach, oggi è pieno di gente che si spaccia per coach o per social media manager. Ogni epoca ha il suo ingresso di persone online. Quello che ho notato è che la maggior parte delle persone entra nel mondo dell’online pensando e sperando che sia facile. Ecco, io ai miei clienti dico sempre che non è facile, non è veloce, ma è fattibile.

Oggi è da stupidi – lo dico con il massimo rispetto – non essere online. Perché se prendo un personal trainer che lavora a 30 euro all’ora per una palestra con orari folli, sottopagato, oggi un personal trainer online potrebbe guadagnare fino a 5mila euro al mese stando a casa, avendo un programma strutturato ad hoc. Quindi oggi, se sei un professionista che eroga un servizio soprattutto lato fisico (per cui è legato alla trasformazione fisica da un personal trainer, a un nutrizionista, un dietista, uno psicologo, un terapista ecc) l’online è lo strumento che consente di lavorare meno in termini di ore in presenza e guadagnare di più. Questo non vuol dire che qui non fai nulla. Vuol dire che lavori più dietro le quinte che davanti e questo ti consente però di scalare un business. Quindi, l’online è un mercato destinato sicuramente a crescere e per questo è un settore sicuramente da prendere in considerazione”.
Quali sono le caratteristiche di chi si rivolge a te? E cosa cerca?
“Sono io che cerco loro, ho bene in mente chi è il mio target: Io voglio un professionista che è all’inizio, un principiante del mondo online, per insegnargli quello che è il metodo che mi ha consentito dal 2007 ad oggi di lavorare online fondamentalmente. Per cui chi si avvicina a me è il nutrizionista, il personal trainer, il networker o l’avvocato che vuole fare quella professione anche online, per cui anche la mia comunicazione, i miei post, i miei contenuti vanno più in questa direzione.
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Io non mi rivolgo a una persona che ha già 10mila clienti e ne vuole di più, ma a quella alle prime armi, da prendere per mano e portarla a essere posizionata bene online e iniziare a vendere. I miei clienti tipo hanno tutti dai 40 ai 60 anni, ma a me non importa tanto la loro età quanto il tipo di problema che hanno, per risolverlo. Il tipo di comunicazione che ho io è anche dettata dall’età e da quello che monto sui social mi porta sicuramente ad attrarre mamme o papà. Invece nel 2016-2018 avevo tutte ragazzine dai 20 ai 25 anni, perché era un target di influencer”.
Vita da Instacoach: la gestione dei social e la vita privata
Come coniugare la vita privata con quella lavorativa, visto che i social non dormono mai?
“Facendo lavorare i contenuti, cioè il contenuto, che sia un post, un carosello, un Reel, un video su Tik Tok o YouTube, sono loro che devono lavorare per te, quindi quando si ha in mente chi è il proprio target, poi è solo questione di tempo: succederà un giorno, tra un mese o più. che ti sveglia la mattina e sei pieno di richieste e non sai neanche perché, ma è perché tutte le azioni che hai fatto prima di comunicazione hanno portato poi le persone a chiederti. Per cui, ben venga che i social non dormono mai, perché ci consentono di essere davvero al mare e vedere una notifica di Paypal che il cliente ti ha pagato.

Per vedere questo, che è il sogno di chi lavora online, ci vuole del tempo, affinché le persone si fidino di te e tu riesca a creare fiducia, empatia, credibilità, per cui hai bisogno di le prime recensioni da parte dei clienti. Io all’epoca stavo lavorando per la recensione, che è il bene più prezioso che oggi possiamo avere, perché online è pieno di truffe. Quindi io penso di essere tra i più recensiti online e questo è quello che mi consente di non dover diventare troppo pazzo nel trovare clienti. Quindi se tu lavori bene di comunicazione, la vita normale e il lavoro si coniugano benissimo”.
Lavorare nel mondo dei social è profittevole quanto faticoso, lo consiglieresti come mestiere ad aspiranti social media manager o ad aspiranti social coach come te?
“Assolutamente sì. Io tra i miei studenti ho diversi social media manager. Oggi tutti, anche il panettiere sotto casa, se vuole diventare attrattivo e avere più clienti ha bisogno di un social media manager che gli gestisca o gli spieghi come si usano i social. Io mi ricordo che in piena pandemia, a marzo sono stato chiamato da un fruttivendolo che non sapeva come gestire la parte anche banale della richiesta Whatsapp, Ma digitalizzare la banale prenotazione della spesa a casa gli ha svoltato a vita. Quindi, se vuoi sviluppare un lavoro online, consiglio assolutamente di intraprendere questo percorso”.

