‘Spacca’ dal 2005, Marco Messina, classe ‘79, milanese di Arese, quando appena 25enne si forma lavorativamente come manager commerciale attraverso la gestione di reti vendita in ambito di efficientamento energetico, da luce e gas fino agli elettrodomestici. Da un paio d’anni lavora nell’azienda del fratello, che ha più filiali, nel settore organizzazione presso la filiale di Rho. Durante il Covid, poi, per puro caso inizia ad usare Tik Tok, celebre piattaforma social e inizia l’ascesa nel web come content creator, diventando lo ‘spaccatore’.
Messina racconta la sua storia, il suo debutto sui social, che utilizza per aiutare le persone a trovare lavoro, ma non solo, nonché il profondo significato che si cela dietro lo ‘spaccatore’, in un’intervista esclusiva.
Marco, in cosa consiste il tuo lavoro?
“Nella vita di tutti i giorni sono un manager commerciale, gestisco le reti vendita di efficienza energetica, da luce e gas a elettrodomestici e pannelli solari a dei venditori. L’altro aspetto della mia vita lavorativa, invece, riguarda il mondo dei social. Dove aiuto le persone a trovare lavoro ed è la ragione per cui mi sono creato una popolarità”.
Primordi social al tempo del Covid
Quando è iniziato il tutto?
“Durante il Covid, per caso, ho iniziato ad usare Tik Tok dando consigli ai giovani su come convincere le loro madri ad acquistare i prodotti che più desideravano. Dal monopattino elettrico, alla PlayStation, a un paio di scarpe di marca. Con il passare del tempo mi sono reso conto che i miei consigli risultavano davvero efficaci, perché preparavo il ragazzino a come fare questa richiesta al proprio genitore, semplicemente trovando il momento più adatto e soprattutto dandosi un obiettivo. Aumentano il profitto scolastico, ad esempio, oppure facendo attività utili come la raccolta differenziata in casa, sistemare regolarmente la propria camera e così via. Creandosi, quindi, una mansione fissa di aiuto in famiglia. Con questo metodo credo di aver convinto almeno 50-60mila madri, tanto che loro stesse mi scrivevano compiaciute ed è da quel momento che sono andato, come si dice adesso, ‘virale’, dando semplicemente dei consigli ai giovani”.
E così sei diventato un content creator, esatto?
“In tale contesto, non mi definisco un influencer, bensì un content creator, un creatore di contenuti. Ma dopo un po’ mi stanco a fare sempre lo stesso tipo di trend, quindi ogni tanto lo cambio: oltre a dare consigli ai giovani, ad esempio, ho creato il trend molto virale e conosciuto ‘Ok, onesto e giusto”, grazie al quale, attraverso esperimenti sociali, fingevo che a qualcuno fossero caduti dei soldi per vederne la reazione: se diceva che i soldi erano suoi perdeva, mentre se era onesto vinceva la puntata. Successivamente ne ho creato un altro, intitolato ‘Il bene si fa vedere’ , dove una volta a settimana facevo una buona azione e la mostravo al mio pubblico online, anche se il detto è ‘Il bene si fa in silenzio’, credo che nel 2024, con le possibilità che abbiamo di potere trasmettere un messaggio importante sul web e sui social, il bene può essere anche mostrato, perché sensibilizza le altre persone a fare lo stesso”.
Marco Messina e quelle frasi diventate virali
Un trend dopo l’altro: la storia del “Quanto guadagna” come nasce?
“Finito questo trend, ero diventato Tik Toker da circa un anno, stavo crescendo molto e siccome in azienda mi occupo di selezione e formazione del personale, da circa vent’anni, ho iniziato a dare consigli alle persone che cercano lavoro, dalla preparazione di un curriculum, ai siti migliori da individuare per cercare lavoro, a come presentarsi al primo colloquio. Da ciò è iniziato un altro trend, ‘Quanto guadagna’, andando per strada a intervistare i vari lavoratori chiedendo loro quanto guadagnano con il loro mestiere e altre domande a corredo. Ma ciò che è importante, è l’inizio del video, con la domanda ‘Quanto guadagna’, perché le persone mi ascoltano, tutti sono molto curiosi di sapere gli stipendi degli altri. Dopo quella domanda, però – precisa – chiedevo loro anche altri aspetti, come ciò che c’è di bello nel tuo lavoro o che percorso è stato intrapreso per arrivare a quella determinata posizione lavorativa. Questo tipo di trend ha scaturito da un lato la viralità dei video, ma dall’altra anche l’interesse da parte delle aziende, che hanno iniziato a contattarmi, chiedendomi aiuto con la ricerca del proprio personale. Attraverso i miei canali social ufficiali, allora, ho spiegato che c’erano queste aziende che stavano cercando personale ed ha funzionato. Ha funzionato talmente bene che le richieste sono aumentate fino a che non sono più riuscito a gestirne la mole. Tutto questo veniva fatto gratuitamente e in maniera singola l’azienda in questione mi inviava la richiesta e la pubblicizzavo oppure al contrario, me la mandava il candidato, tutto manualmente”.
Cosa ti ha lasciato, anche a livello personale, tutto questo?
“Dopo due anni di interviste per strada, insieme a un’altra persona, sto per lanciare Job TV, la tv del lavoro. Un canale innovativo volto a cambiare il modo di cercare e trovare personale, ma questa è un’altra storia”.
Marco Messina, lo ‘spaccatore’, cosa c’è dietro al nome d’arte
Qual è il significato dello ‘spaccatore’ e chi identifica per te?
“Una volta ho fatto un video dove il mio intento era quello di dire ‘ho spaccato’, ma me l’hanno tagliato e le persone hanno sentito solo ‘Ho spaccà’. Questa frase è diventata virale e mi fermavano per strada, ho inevitabilmente cavalcato l’onda e ho iniziato a chiamarmi ‘lo spaccatore’ . Lo spaccatore rappresenta una persona che non molla mai, perché chi spacca oggi ieri non spaccava, chi oggi vince, ieri perdeva, quindi fondamentalmente il vincente è un perdente che non ha mai mollato e l’essenza dello ‘spaccatore’ è questo: non arrendersi mai”.
Sei sempre stato un poliedrico, lavorando in due settori diversi, la realtà aziendale da un lato e la realtà dei social dall’altro. A proposito di social, che futuro vedi in essi?
“Il futuro che vedo è il posizionamento digitale. Oggi qualunque azienda o qualunque professionista dovrebbe essere posizionato anche sui social network. Ad esempio, se tutta Italia sa che quella determinata persona è un avvocato, perché lo ha conosciuto sui social, poi nel momento del bisogno sarà il primo a cui le persone penseranno. Quindi, il futuro dei professionisti e delle aziende sarà proprio posizionarsi sui social, che non vuol dire avere una pagina di Facebook o di Instagram, ma creare una piccola nicchia vicina o da remoto per altri tipi di attività che siano le persone che seguono quella pagina. Perché oltre a offrire quel servizio, magari riesce a dare anche dei consigli o a coinvolgere delle persone e fare in modo che i semplici follower diventino anche degli utenti o potenziali clienti. Questo si può tenere solo grazie al posizionamento.
Quindi consigli a chi vuole intraprendere questo tipo di mestiere, di non demordere e di assolutamente lanciarsi all’interno del business attraverso i social?
“Assolutamente si. Perché tutti quelli che sono riusciti a posizionarsi ne hanno tratto beneficio”.
Come lavora lo ‘spaccatore’: le rivelazioni
Lavori completamente da solo o hai un supporto?
“Lavoro completamente da solo, dall’intervista alle persone per la strada al confezionamento del prodotto”.
Come si svolge una tua giornata tipo di lavoro?
“La mia giornata tipo di lavoro inizia alle otto del mattino: lavoro in ufficio e prevalentemente mi occupo della formazione delle nuove persone, che si occupano di fissare gli appuntamenti con i clienti e di inserire i contratti del giorno prima. Nel pomeriggio vado agli appuntamenti con le persone nuove perché le sto formando, sono in una fase di formazione totale, La mia attività sui social avviene quando non lavoro, come il sabato o la domenica o in pausa pranzo”.
Hai un target di riferimento o parli a un pubblico a tutto tondo?
“L’80% del mio target sono ragazzi dai 14 ai 30 anni, che è il target dei social. L’altro 20% è formato da persone più grandi, ma a me piace parlare a tutti, giovani e meno giovani, voglio parlare a tutto il pubblico”.
Le persone che incontri per caso si prestano fin da subito a partecipare ai tuoi video o ti è capitato che qualcuno rifiutasse la tua proposta?
“No, anzi, molto spesso sono loro a proporsi. Mi fermano, mi scrivono, ma non lo faccio al volo. Però sono sempre loro che chiedono. Nei format che propongo c’è un’organizzazione di base, ma c’è anche una componente improvvisata, che sono le domande a bruciapelo che pongo loro durante l’intervista”.
Lo ‘spaccatore’ guarda al futuro: il lancio di Job Tv
Quali sono le aspirazioni per il futuro, anche se hai già anticipato la risposta, introducendo il progetto Job Tv?
“Il mio obiettivo per il futuro è proprio questo: riuscire a raggruppare le richieste delle aziende e le richieste di chi cerca lavoro in modo in maniera ufficiale, attraverso il lancio di Job Tv, il mio ultimo progetto che uscirà tra qualche mese”.
Marco, hai qualcosa da aggiungere?
“Lo dico io o lo dici tu? Ho spaccatoooo!”.

