Un tempo era informatico, poi, per conto di un amico, il passaggio alla vendita di auto online e oggi vanta il titolo di uno dei più recensiti social coach italiani: è Stefano Brazzoli, 43 anni, sposato con due figli, che vive e lavora sul territorio lombardo, meglio noto sul web come Instacoach. Il suo ruolo non è di gestore degli account social delle persone, bensì di insegnante. Stefano insegna l’arte della comunicazione nell’era del digitale per attrarre, educare e vendere il proprio prodotto, rendendo pienamente autonomi e soddisfatti i suoi clienti.
Ci racconta la sua storia e il suo cambiamento per tenere alta la speranza di molte altre persone che hanno il sogno di intraprendere il suo percorso, in un’intervista in esclusiva.
Instacoach, come nasce la figura del social coach
Stefano, com’è iniziata la tua nuova vita lavorativa, di cosa ti occupi?
“Io oggi sono un Instagram coach, ciò significa che mi occupo principalmente di Instagram, ma il mio ruolo è quello di insegnare ai professionisti, quindi ai personal brand, a utilizzare i social. In particolare Instagram, Facebook e TikTok per vendere i propri servizi e i propri prodotti. L’inizio della mia nuova attività lavorativa risale al 2007, quando ho iniziato a vendere auto online, per conto di un amico, all’interno di un salone, a vendere delle vetture che lui fisicamente non aveva in salone, ma voleva vendere online.
Ecco, quello è stato il momento da cui è iniziato tutto. Ovviamente, era il 2007, era un periodo sicuramente più semplice e io ho sempre smanettato sul web, perché nasco come informatico e da lì ho creato un blog molto brutto, ma specifico sui fuoristrada, tipologia di auto che vendevamo all’epoca. Un blog che si è indicizzato benissimo su Google e questo mi ha consentito di iniziare a vendere auto che non avevamo in casa, in modo molto facile.

In sostanza, mentre i miei colleghi facevano fatica, io da un blog da vero produttore uscivo ogni giorno a vendere vetture e le persone mi davano 1.500 euro, ordinavamo l’auto, che arrivava dopo 15 giorni. E i potenziali clienti venivano a vederla in salone. Ciò ha creato un po’ di curiosità intorno al settore dell’automotive, tanto che nel 2016 sono stato chiamato da un importante gruppo automobilistico per ricoprire il ruolo di Digital Manager, dove dovevo occuparmi della parte digitale di queste tre concessionarie tra Varese, Como e Milano e, di conseguenza, mi sono trovato a prendere clienti per loro. Nello stesso anno, però, quando è nato il mio secondo figlio, le cose sono un po’ cambiate. E quasi per gioco ho iniziato a studiare Instagram come piattaforma social, imparando nel giro di due mesi tutto ciò che poteva offrire l’app, perché volevo trovare clienti per me, invece che per altri, come stavo facendo. Per tre mesi mi sono offerto gratuitamente di gestire i profili Instagram di 107 persone in cambio di una recensione finale”.
Come hai iniziato a trovare i tuoi clienti?
“Li contattavo e proponevo loro di gestire il profilo social di Instagram per un mese. Qualora avessero ottenuto dei risultati mi avrebbero scritto una recensione, nessun tipo di remunerazione monetaria. Ed è così che ho avviato la mia attività: le recensioni sono arrivate, erano tutte positive e ufficialmente nel gennaio 2017 è partito tutto. Per un anno ho fatto sia il manager che l’Insta-coach e l’anno successivo ho mollato il lavoro tradizionale da dipendente con tutti i benefit – 13esima, 14esima e auto – per vivere solo di questo”.
Dietro le quinte del lavoro di Stefano Brazzoli, l’Instacoach del web
Hai creato il tuo brand Instacoach, ma lavori da solo o hai un team a supporto?
“Il brand di Instacoach sono io, che è sia un bene che un male: è positivo perché è stato più facile portarlo online, perché se lo crei da solo lavori bene, tratti bene i clienti e porti loro a risultati. Parlano di te e, di conseguenza, si crea un effetto volano. L’aspetto negativo di avere un mono-brand è che la gente vuole solo me.
Io vendo i miei servizi di consulenza da 3, 6 o 12 mesi, ma ho un team: ci sono quattro persone che collaborano con me nella parte pubblicitaria, nella gestione dei clienti e nella gestione dei social, perché non riesco a gestire tutto in autonomia. Io creo i miei contenuti e la mia collaboratrice dietro le quinte riposta e risponde a commenti e messaggi quotidiani. Non solo, ho anche un venditore telefonico che prende l’appuntamento che questa mia collega genera e cerchiamo di vendergli un servizio di one-to-one, oppure, chi non può far fronte a uno dei miei tre percorsi può entrare a far parte della mia piccola scuola mensile di marketing attrattivo con un prezzo decisamente più abbordabile”.
Ecco, Stefano, restando in tema, ti occupi solo della gestione di account di persone famose o anche, appunto, di persone non famose? Sei partito dal mondo dell’automotive, ma come si è sviluppata e come si svolge l’attività?
“Nel 2017 sono partito dal mondo delle modelle e modelli, perché nel 2016 era facile far crescere questi profili. Ma anche calciatori più o meno famosi, però non era quello che volevo fare nella vita. Perché non crescevo io come professionista, in quanto, tramite strategie, portavo solo i profili a crescere, a far ottenere loro delle collaborazioni, ad aumentare le visualizzazioni e, di conseguenza, anche i followers. Ma non c’era la possibilità di creare un ecosistema di vendita o di strutturare un’offerta.
Poi, è arrivata la pandemia a sbloccarmi un po’ tutto il lavoro. Ad oggi i miei clienti sono networkers, quindi persone che fanno network marketing e principalmente sono nutrizionisti, biologi, avvocati, commercialisti, personal trainer, insegnanti di yoga e di pilates, cioè tutte quelle persone che dopo la pandemia sono state costrette a dover digitalizzare la propria professione. Il 90% dei miei clienti sono loro, anche se ho mantenuto quel 10%, ma più per un discorso di amicizia con i miei vecchi clienti del 2017- 2018: come qualche calciatore o modella”.

Quanti account riesci a formare mensilmente?
“All’interno della mia scuola, che è una membership mensile, siamo 120 studenti, dove il mio ruolo è relativamente marginale, in quanto all’interno ci sono più di 19 corsi e 180 ore di formazione sul marketing online e io e un mio collaboratore, una volta a settimana, facciamo delle dirette con gli studenti per rispondere a loro domande. E in cui dove diamo loro delle informazioni e delle strategie.
Il mio impegno è di un’ora a settimana, giusto per capire perché ho dei numeri buoni, perché tutto quello che loro hanno io l’ho già fatto prima: i corsi sono strutturati in modo tale che in base al livello di dove parti hai dei costi che ti servono. Quindi, il mio intervento sono quattro dirette al mese più una serale in cui facciamo formazione su cambi di algoritmo. Per quanto riguarda, invece, la parte mia – cioè ciò che riesco a gestire – i miei clienti sono sempre dai 7 ai 10 al mese”.
Vita da Instacoach: dentro i segreti dell’attività di Stefano Brazzoli
Sempre rimanendo in tema, come si svolge una tua giornata tipo di lavoro, essendo suddivisa in due ambiti, quello della formazione e quello della gestione?
“Dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 19 è tutta dedicata alla formazione dei miei studenti in one-to-one. Ho un giro di 20-22 clienti a cui io devo dare il mio tempo nella formazione. Mentre il venerdì pomeriggio e il sabato mattina sono dedicati alla creazione dei miei contenuti, alle call con i ragazzi che collaborano con me per andare ad analizzare la situazione del nostro lavoro”.
Qual è un budget Adv “tipo”?
“Non c’è una risposta corretta. Tutto dipende dagli obiettivi, perché tutti noi vorremmo vendere, ma bisogna capire che prima di vendere bisogna fidelizzare un’audience per cui dipende se si parte da zero o se si hanno già dei clienti. Perché nel primo caso io non faccio mai utilizzare la pubblicità a pagamento, ai miei clienti prima creo il posizionamento all’interno di una nicchia di mercato tramite i contenuti. Quando il contenuto in organico inizia a generare richieste di informazioni e di vendite, allora si passa alla pubblicità.
Diverso è se il cliente in questione è un nutrizionista, che ha già avviato il suo studio, ma vuole avviare anche la parte online. In quel caso un buon budget oggi per riuscire a lavorare bene è di circa 600-1.000 euro al mese in Adv, che si investono su contenuti creati ad hoc, che attraggono, educano e vendono. È un investimento che non solo rientra nel portafoglio del cliente, ma dà anche un bel ritorno in termini di guadagno. Quello che dico sempre ai miei professionisti è: se spendi un euro in pubblicità, devi farne quattro almeno, perché uno va alla pubblicità, uno va alle tasse, uno va alla parte di marketing e uno va per il guadagno personale. L’obiettivo è moltiplicare quella somma. Oggi in Italia si può lavorare su Instagram e poi con il content marketing con 600 euro al mese facendo degli ottimi risultati”.

