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L’Atp di Montecarlo si è concluso con la vittoria in due set (6-1, 6-4) del tennista greco Stefanos Tsitsipas ai danni del norvegese Casper Ruud. Una finale al Principato che ha un po’ deluso gli appassionati e i tifosi presenti sulle tribune del Court Rainer III. Durante tutta la partita non c’è stata molta storia: Stefanos è un grande esperto della terra rossa (non che il norvegese non lo sia, visto che ha comunque in bacheca una finale al Roland Garros persa con un certo Rafael Nadal), ma il greco fin dai primi scambi sembrava davvero di un altro pianeta. Stef diventa così uno dei pochi ad aver vinto il Master 1000 più glamour del circuito per 3 volte, dopo i successi del 2021 contro Rublev e del 2022 su Davidovich Fokina.

Tsitsipas vince a Montecarlo: ma che polemiche

Si conclude così a Montecarlo il primo torneo importante sulla terra battuta e con molte polemiche ancora aperte. Punto primo: il tennis non deve portarsi appresso, insieme alla popolarità, la cattiva abitudine (comune ad altri sport) di istituire i processi ai direttori di gara.

Punto secondo: Jannik Sinner, per come affronta il suo percorso, potrebbe serenamente essere il mental coach di ognuno di noi. Eppure la semifinale di Montecarlo contro Stefanos Tsitsipas, decisa da circostanze oggettivamente eccezionali, rappresenta un altro momento di crescita, nel percorso dell’altoatesino. Che quest’anno viaggia a un ritmo – è bene ricordarlo – di 25 vittorie e 2 sconfitte.

Montecarlo, Sinner e la sua mentalità

Sinner si prepara all’assalto dei tornei più importanti (Roma, Roland Garros, Wimbledon, Olimpiadi) con la necessità di mettere benzina nel motore per affrontare le maratone che lo attendono. E intanto mostra un fair play che altri colleghi si sognano. Ma può anche prendere spunto da una frase di Tsitsipas, detta subito dopo il loro match monegasco: “Sulla terra – ha spiegato il greco – sono abituato a fidarmi più di me stesso che dei giudici di linea”. Si parla di sensazioni, non di certezze. Stefanos in sostanza dice: se hai la sensazione che la palla sia fuori e hai l’esperienza sufficiente per fermarti, allora dovresti farlo. Jannik, giustamente, suggerisce che non è quello il suo lavoro. Ma giudici di linea e arbitri non sono infallibili e allora questa possibilità, in futuro, andrà esplorata.

Il futuro dei giudici nel tennis e l’hawk-eye

Un futuro che tuttavia potrebbe avere un orizzonte limitato a questo 2024. Dal 2025, infatti, l’Atp dovrebbe sperimentare ovunque – anche su terra – l’utilizzo di hawk-eye live, l’occhio di falco che giudica ogni chiamata e che dunque pensionerà, di fatto, la professione del giudice di linea. “Un passo avanti per la regolarità del gioco”, ha suggerito Andrea Gaudenzi, attuale presidente dell’Atp. E la parola fine (forse) alle polemiche sull’arbitraggio. Che nel tennis, proprio, non meritano di entrare.