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Un collegamento ipertestuale, un’esperienza multisensoriale. Strizza l’occhio alle frasi fatte, la sintesi più immediata di un incontro che è tutto il contrario. Basta un virgolettato per avere conferma di quanto la presentazione di “Giù la testa”, libro di Claudio Colombo (Hoepli editore) sappia toccare corde diverse: “Queste pagine stimolano i 5 sensi, come un romanzo di Simenon. E si arriva al finale con il passo del romanzo, quasi se ne sospettasse la fine”.

Ali contro Foreman, il libro di Claudio Colombo: “Giù la testa”

Le parole sono di Alessandro Bonan, giornalista Sky, che fotografa così un avvenimento invece tanto noto da aver segnato uno spartiacque nello sport. Kinshasa, Zaire, 30 ottobre 1974, Alì contro Foreman, l’alba di una rivoluzione. Riferimenti da leggere tutti d’un fiato e che fanno da sottotitolo al lavoro di Colombo, una vita professionale tra Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport. Trascorsi lavorativi testimoniati dalle presenze di chi, nella sede milanese di Hoepli, sfida pioggia e postumi da derby per sedersi a riflettere, ascoltare, raccontare. C’è anche Giovanni Branchini, manager che ha legato il proprio nome al pugilato e al calcio, traghettando tra gli altri Ronaldo in Italia, quando a fine anni Novanta il calcio si innamorò del Fenomeno.

Ali e Foreman, le parole di Colombo, Bonan e Branchini

C’è aderenza giornalistica e commistione con il linguaggio metaforico del narratore, nell’incidere del match che creò un’epoca sportiva, sociale e politica, facendo diventare vecchio tutto ciò che era stato sin lì. È nel contrasto di sapori che esplode – giusto per scegliere un verbo inflazionato dai talent di settore – il sapore del racconto. Ali e Foreman sono rappresentazione in carne e guantoni di chi l’America la rinnega e chi l’asseconda, tra chi “si scontra con i puristi del pugilato e chi strizza l’occhio al grande pubblico” tradizionalista, riassume Branchini.

“Mai un pugile era entrato nelle case di tutti, Ali lo guardavano tutti, anche chi sportivo non era, perché porta con sé elementi nuovi. Se quel match l’avesse vinto Foreman, avrebbe vinto un grandissimo campione. Vincendo Ali, ha vinto un supereroe”. Non spoilera il finale, Branchini. Semplicemente fa capire che la lettura di “Giù la testa” va ben oltre il risultato che ha consegnato il quadrato.