Camargue
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Li dove il Mediterraneo si mescola al fiume Rhône, ci troviamo nel “Parc
régional de Camargue”. La Camargue è quasi un’isola, arrivando dalla
direzione di Arles, il fiume Rodano si divide in due: il piccolo Rodano
piega verso ovest, mentre il grande a est, creando un delta che da vita
ad un ambiente umido molto speciale dove vivono fenicotteri e cavalli
allo stato brado. Per scoprire l’anima di questa regione bisogna lasciare
le strade asfaltate ed innoltrarsi tra la vegetazione, e più precisamente in
una “menade”, ossia un allevamento di tori camarguesi, dove si lavora
con il bestiame in modo ancora tradizionale. Queste persone sono i
“guardians”, e vengono definite i “cowboy di Francia” con un rimando alla
monta da lavoro che ancora oggi troviamo negli States, soprattutto negli
stati del Wyoming, Montana e Texas.
Cuore di questa regione è il piccolo villaggio di pescatori di Saintes
Maries de la mer, un luogo carico di leggende che ammalia I suoi
visitatori con le sue case bianche e un’atmosfera tutta particolare, non
solo durante il pellegrinaggio Gitano de la “vierge noire” che ha luogo
tutti gli anni a giugno.
Ma torniamo alle nostre tradizioni equestri…il famoso cavallino
camarguese, dal tipico mantello grigio, è protagonist indiscusso di tutti i
festival della zona, di cui il più famoso è l’abrivado. Nato come
passatempo domenicale degli allevatori, si è trasformato dell’ultima
decade in un’attrazione turistica. Come ogni anno, anche quest’anno, il
10 ed 11 novembre si è svolto il Festival d’abrivado.
Il raduno come sempre è stato sulla bella spiaggia di Saintes Marie de la
Mer, dove parecchie centinaia di tori, sono stati spostati dai “guardians”
verso l’Arena cittadina, mostrando la loro destrezza nel non farli fuggire.
Una volta nell’arena si svolgono le corse camarguesi, nulla di cruento,
vengono applicate delle coccarde alle corna dei tori e i ragazzi, con
grande destrezza e sangue freddo, devono prendere e riuscire a fuggire
dal toro prima di essere incornati.
Un’immersione in una cultura antica che, seppur in evoluzione, preserva
ancora dei tratti di autenticità. Da non perdere almeno una volta nella
vita!

di Sara Giavarini