Dieci anni sono passati, giorno più giorno meno. Dieci anni da quando per la prima volta un ventitreenne brasiliano con un casco giallo ha assaggiato per la prima volta una Formula 1. Stessa pista di oggi, 11 aprile 1993, ma non lo stesso team di allora. Anzi, è proprio quello che ora deve battere. Sono passati appunto dieci anni da quando Frank Williams, più lungimirante di altri manager, aveva messo in mano ad Ayrton una sua monoposto per vedere le qualità di pilota, e anche testare l’uomo. Quel mercoledì di metà luglio andò tutto bene. Contento il numero uno del team e il suo socio progettista, felice il ragazzo sudamericano, entusiasti i meccanici. Sembrava l’inizio di una bella storia. Per certi verso lo è stato. Sarà poi il finale ad essere tragico.
La Pasqua di Ayrton Senna a due passi da Robin Hood
Ma oggi è domenica 11 aprile, giorno sacro cerchiato in rosso nei calendari di tutti i cristiani di fede cattolica. Pasqua di Resurrezione, il momento tanto atteso. Ed è in questa domenica di Pasqua che nel Parco di Donington, questo posto verde a due passi dalla foresta di Sherwood dove secoli fa imperversava Robin Hood, che va in scena uno dei passaggi più iconici nella storia della Formula 1. Di quel 1993, ma anche di prima e di dopo.

Venerdì 9, piove. Nostro Signore sta per essere messo in croce, ma nel paddock inglese non si bada più di tanto a questo. Qualcuno prega di nascosto, ma i più sono intenti a svolgere la propria mansione al meglio. Che siano commissari sparsi su e giù per la pista, oppure le decine di meccanici che si muovono accanto alle monoposto che hanno in custodia. Chi vuole prega, chi deve lavora. Come sempre, qui e ovunque.

Le preghiere nel paddock, la sfida in pista tra le Formula 1
Stanno per arrivare le 15, l’ora in cui circa duemila anni fa il cielo si fece buio. Ayrton Senna è fermo in un punto imprecisato della pista con il cambio che lo ha “tradito” come Giuda. Alle 15, le tre del pomeriggio come recita il Vangelo, qualunque Vangelo conosciuto, tutto finisce. Anche il primo turno di qualifica del Gran Premio d’Europa in questo strano Venerdì Santo. Nessun problema, perché Ayrton parla correttamente l’inglese e quindi capisce che, mentre torna ai box con il casco in mano, lo speaker ribadisce che la McLaren numero 8 è stata la più veloce e lui il più bravo. Di poco ce l’ha fatta, ma la sostanza è che nessuno lo ha battuto.

Sabato 10, non piove. Nostro Signore riposa dentro il Santo Sepolcro ma qui, a Donington, nessuno riposa perché con il cambio del meteo che c’è stato si deve ricominciare da capo. Cambio gomme, nuovi assetti, strategie differenti. Quasi tutto da rifare e quello fatto il giorno prima serve a poco. Ora il sole splende e riscalda animi e prati. E in pista si va più veloci di quindici secondi al giro. Solo che a farlo, meglio di Ayrton, sono ben tre cristiani: Alain Prost, Damon Hill e Michael Schumacher.

Ayrton Senna, Alain Prost, Damon Hill e Michael Schumacher in gara a Pasqua
Domenica 11, piove. Pasqua di Nostro Signore, il giorno tanto atteso da reverendi e appassionati. Qui a Donington soprattutto, perché è la prima volta che si corre un gran premio con delle Formula 1. Spesso in passato qui ci avevano provato, ma mai corso. Il Santo Sepolcro è già stato scoperto e Nostro Signore è ufficialmente Risorto quando nel pomeriggio venticinque cristiani, o almeno presunti tali, sono stati lasciati soli con loro stessi, seduti dentro altrettanti abitacoli a stringere un volante fra le mani. Qui a Donington, Inghilterra centrale, a due passi dalla cattedrale cattolica di Notthingham.

Davanti a tutti le due Williams. La 2 per Alain Prost, la 0, numero insolito, per Damon Hill. Dietro loro la gialloverde Benetton per Michael Schumacher e la biancorossa McLaren per Ayrton Senna. Sotto le loro gomme l’asfalto è bagnato, anche se per la cronaca la pioggia ora non sta cadendo. Il semaforo si spegne e le ruote slittano, patinano, fanno quello che vogliono. Da dietro spunta la nera Sauber di Karl Wendingler che beffa sia Senna che Schumacher, li scavalca tutti e due, e così per Ayrton quando sta per presentarsi la prima curva c’è solo il quinto posto. Ma la Benetton del pilota tedesco ha un’esitazione e così Ayrton si è ripreso quel quarto posto che quanto meno gli spetta di diritto per averlo acquisito in prova. Poche centinaia di metri dopo anche l’austriaco che lo aveva fregato al via viene messo in un angolo. Terzo ora, ma non basta. A metà del primo giro anche Hill viene scalzato. Secondo adesso, ma non è finita.

Il Gp d’Inghilterra del 1993 e il monologo di Ayrton
In una piccola radura alle spalle del paddock, anni fa, era stato allungato il tracciato originale con una lingua di pista raccordata da un piccolo tornante. Ed è qui, in questo incavo che gira a destra, che Ayrton infila Alain. Lo beffa, e così si presenta in testa alla successiva curva che chiude il primo giro. Primo giro, primo Senna. Ne mancano altri settantacinque, ma già questo è sufficiente per festeggiare Pasqua.

Quello che segue è un monologo di Ayrton che, mentre gli altri non sanno che pesci pigliare, con la sua McLaren fa quello che vuole, quando vuole e dove vuole. Compreso fermarsi ai box per uno dei tanti cambi gomme, capire che i meccanici hanno pronti quattro pneumatici che non sono quelli che lui vuole e quindi decide senza chiedere niente a nessuno di proseguire lungo la stretta corsia per stabilire in questo inusuale modo, ironia della sorte, quello che a fine giornata sarà il miglior tempo in gara.
11 aprile 1993, Pasqua di Resurrezione. Ovunque nel mondo, ma soprattutto qui, a Donington.
Enrico Mapelli

