“Fino a poco tempo fa si diceva che l’Inter si era indebolita, dopo aver ceduto alcuni giocatori importanti. Ora sembra che debba vincere l’Europeo. Anche è se è l’Italia a giocarlo”. “I giocatori dell’Inter hanno segnato più gol durante la pausa delle Nazionali? Noi speriamo di esserceli tenuti per domani”. Non c’è solo la schiettezza emiliana a unire Simone Inzaghi e Stefano Pioli, accomunati da umorismo e attesa leggera prima della partita con i punti più pesanti. È la vigilia del derby e l’ostentazione di un approccio soft è paradossalmente proprio ciò che rivela il peso specifico della stracittadina.
Lo humor, il passato e il presente: Inzaghi e Pioli presentano il derby
Ci scherzano su, i due mister, anche per esorcizzare la consapevolezza che di quell’ora e mezza di gioco si parlerà tanto e mai abbastanza. Se è vero che una delle prime cose chieste a Pioli, nella vigilia della gara di sabato 16 settembre, è di rendere conto di quei 4 derby persi nel 2023. “Non ho riguardato quelle partite, guardo a domani e alla stagione che sarà” è stata la risposta del tecnico rossonero. Anche perché, se riguardasse il passato, Pioli non si dimenticherebbe di dire che “noi due anni fa abbiamo vinto lo scudetto, loro no”.
Inter-Milan e il fair play dialettico. Sperando in un’altra partita sul campo
Inzaghi, da parte sua, sa che in campo non ci scendono le statistiche e replica un concetto espresso pochi minuti prima dal collega. Da Milanello ad Appiano, continuità di pensiero e vedute come quelle che si alternano tra Piacenza e Parma. “Il Milan ha ben impressionato in queste prime partite. Come l’Inter. Arriviamo bene, ma è solo la quarta giornata”. “Il derby ci dice che il treno passa da una stazione, ma poi ce ne saranno tante altre. Siamo solamente all’inizio”, replica Pioli.
“Vincere sarebbe un bel messaggio ma griglie e pronostici non mi piacciono”, continua Inzaghi. “Domani usciremo dal campo migliori perché – buone o meno buone – la partita ci dirà cose su cui lavorare”, ragiona Pioli. Nessuno dei due gioca all’attacco e la partita dialettica è vinta solo dalla diplomazia. Quella sul campo promette altro. Sperando che possa essere di parola.

