La scuola di pensiero fa anche di più di quella calcistica. E stabilire se il fine giustifichi i mezzi è una partita dal risultato sempre in bilico. Forse anche per questo, ciò che conta in questi casi è che più del giochismo sia il risultatismo a portarsi a casa la vittoria, specie se la posta in palio aveva una portata così importante. L’Italia conquista la qualificazione all’Europeo e di questi tempi è quasi come averla vinta, la competizione continentale. Perché se è vero che in Germania ci si presenterà da campioni in carica, è altrettanto vero che gli ultimi flop internazionali dei quattro volte campioni del mondo è sotto gli occhi di tutti.
Ucraina-Italia 0-0, azzurri agli Europei: ma che brivido nel finale
E così, con lo 0-0 sull’Ucraina – al di là della legittima soddisfazione nazional-popolare che tende a mettere sotto il tappeto i difetti del sistema e a riporre sul tavolino a centro sala il bello del risultato raggiunto – Spalletti compie l’impresa che scontata non era e che a ben guardare ha rischiato di essere anche meno meritata. Colpa di un contatto in area azzurra al minuto 93, tra Cristante e Mudryk, che sancire con un calcio di rigore non sarebbe poi stato uno scandalo. Una di quelle occasioni dubbie su cui forse è più semplice tirare dritto prima di fare un patatrac e che l’Italia pallonara tutta si lascia alle spalle dopo 90 minuti intensi e incerti. Di quel contatto, gli ucraini non ne fanno un dramma: loro che hanno ben presente quali siano i drammi veri, si mettono in cerchio a centrocampo e ringraziano a testa alta, pur consapevoli che un lasciapassare per l’Europeo avrebbe potuto alimentare il sogno di una normalità lontana da venire.
Italia agli Europei: i meriti di Spalletti, l’amor proprio e le scommesse
Al netto di ogni considerazione, resta il merito di Spalletti di aver concluso l’opera iniziata da Mancini, prima che il cittì del titolo a Wembley prendesse armi, bagagli e assegni e volasse in Arabia Saudita. Luciano da Certaldo, dopo lo scudetto con il Napoli della scorsa primavera, è riuscito nell’impresa di portare un gruppo che un bel cantiere ma non ha ancora le fattezze del palazzo da corniche mediorientale a ricavarsi il proprio posto tra le migliori d’Europa. Che a pensarci bene fa effetto anche solo dirlo, ma il concetto da ribadire è che quest’Italia non ne era affatto certa sino ai tre fischi di Gil Manzano, lo spagnolo che ha diretto la gara.
Si va all’Europeo, insomma, da seconda del girone (a pari punti proprio con l’Ucraina, ma con scontri diretti e anche differenza reti a favore) alle spalle dell’Inghilterra, battuta in finale proprio nell’ultima edizione. E via a elogiare il cuore, la tenacia, la caparbietà. Anche se un minimo di amor proprio indurrebbe a dire che quelle caratteristiche sono il minimo sindacale dopo due mancate qualificazioni ai Mondiali. In Germania ci si arriva in quarta fascia e questo la dice lunga su quel che sarà il coefficiente delle gare a cui Donnarumma e compagni saranno chiamati. Il gruppo c’è, i valori in termini assoluti sono anche da sufficienza abbondante e se nel mentre si riuscirà a risolvere definitivamente anche il tema attacco, qualche soddisfazione l’Italia potrebbe anche togliersela. C’è da scommetterci. O forse no, prima di vedersi togliere altri giocatori per squalifica dalla lista dei convocabili.

