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Quello di oggi può essere definito come l’ennesimo giorno zero per la Nazionale. Il calcio italiano affronta un profondo rinnovamento con le dimissioni attese del presidente FIGC Gabriele Gravina e l’addio del CT Gennaro Gattuso dopo la mancata qualificazione ai Mondiali, secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport. La federazione lavora all’individuazione dei nuovi vertici istituzionali per poi avviare la ricostruzione tecnica, con l’obiettivo di rifondare la Nazionale in vista del ciclo Euro 2028-Mondiali 2030. 

La Gazzetta dello Sport riporta che la successione è già aperta, con il nuovo corso che dipenderà dalla futura guida federale.

Identikit del successore: serve un “ricostruttore”

La lista dei precedenti è lunga, ma il profilo è chiaro: serve un tecnico capace di lavorare sulla psiche di un gruppo tecnicamente normale, privo di fenomeni generazionali alla Yamal o Mbappé, e devastato nell’umore

In pole position restano due “usati sicuri”: Roberto Mancini e Antonio Conte”. Per entrambi si tratterebbe di un ritorno. Se il primo ha già dimostrato di saper rialzare la testa al movimento (Euro 2020), il secondo è il maestro della gestione delle risorse limitate.

Tuttavia, l’ostacolo per Conte è il Napoli: il rapporto con De Laurentiis è complesso, ma il contratto vigente impone una trattativa serrata per liberarlo già a fine maggio. 

La pista dei “Club”: le incognite Allegri, Spalletti e Gasperini

Se la soluzione non dovesse arrivare dai grandi ritorni, l’attenzione si sposterebbe sui tecnici attualmente impegnati in Serie A, anche se i vincoli contrattuali rendono queste strade in salita.

Massimiliano Allegri è un nome che circola con insistenza negli ambienti milanesi. Il tecnico del Milan, tuttavia, è legato dai rossoneri per un progetto appena iniziato e la società non sembra intenzionata a privarsene, specialmente con l’obbiettivo Champions ormai a un passo.

Una rottura appare possibile solo in caso di mancata intesa sulla programmazione della prossima stagione, ma le tempistiche federali stringenti lo regalano, per ora, in seconda fila.

Discorso analogo per Luciano Spalletti. Nonostante il precedente opaco in azzurro, il suo profilo resta autorevole. Il tecnico è però blindato dalla Juventus, con cui sta discutendo il rinnovo di contratto, ed è totalmente focalizzato sulla corsa per l’Europa che conta. Difficile immaginare un suo “bis” in nazionale a stretto giro.

Ancor più complessa la posizione di Gian Piero Gasperini. Sebbene il feeling con la dirigenza della Roma non sia sempre idilliaco – specie sul fronte mercato – la proprietà Friedkin ha confermato la fiducia nel tecnico ex Atalanta, indipendentemente dal piazzamento finale in classifica. Al momento, quella di Gasperini resta l’ipotesi meno concreta sul tavolo della Federazione.

L’ipotesi straniera: il sogno proibito si chiama Guardiola

Per una rivoluzione radicale, la Nazionale guarda oltre i confini. Sebbene la storia azzurra sia quasi esclusivamente autarchica — con l’unico precedente di Herrera negli anni ’60 — oggi la pista straniera non è più un tabù.

Il nome di Pep Guardiola, a fine ciclo con il Manchester City, è la suggestione che accende tifosi e sponsor. Più che l’ingaggio, l’ostacolo è strutturale: per convincere il catalano servirebbe un movimento compatto e riforme profonde, condizioni difficili da garantire in un sistema oggi privo di certezze e talenti generazionali. Guardiola resta il “jolly” per rilanciare il brand Italia, ma al momento appare un’ipotesi tanto affascinante quanto fantasiosa.

Il bivio della Nazionale: ricostruzione o azzardo?

Il “Giorno Zero” dell’Italia non ammette errori. Con le dimissioni di Gravina e l’addio di Gattuso, il calcio italiano si trova davanti a un bivio storico: affidarsi alla sicurezza dei grandi ritorni, puntare sulla solidità dei tecnici di Serie A o tentare la rivoluzione totale con una guida straniera.

Indipendentemente dal nome che sederà in panchina, la priorità resta una sola: ricostruire l’anima di un gruppo apparso svuotato e restituire credibilità a un movimento che non può più permettersi di guardare i Mondiali da spettatore. Il tempo delle scuse è finito, ora servono le riforme.