La sanità rappresenta uno degli elementi su cui si regge il welfare di un Paese. Negli ultimi anni, però, sta diventando anche un business, alimentato da una domanda di cure in costante crescita e dalla fatica con cui i sistemi sanitari pubblici rispondono a questo aumento.
Ciò avviene anche in Stati come l’Italia, dove il Servizio sanitario nazionale è considerato un baluardo di democrazia e giustizia sociale a cui ogni cittadino dovrebbe potersi rivolgere gratuitamente in caso di bisogno. Sempre più spesso, invece, le lunghe liste d’attesa portano le persone a rivolgersi al privato o, se non se lo possono permettere, a rinunciare alle cure.
Cresce il bisogno di assistenza e sanità
I bisogni sanitari e di assistenza sono infatti in marcata crescita. Un fenomeno che riguarda in particolare i Paesi occidentali, dove l’aumento dell’aspettativa di vita determina un incremento della richiesta di servizi di cura e accudimento verso la popolazione anziana.
Per farvi fronte, la sanità italiana si sta riorganizzando, puntando su prevenzione, territorio, sostenibilità economica, case di comunità e appropriatezza prescrittiva.
Parallelamente, però, si sta delineando un modello sanitario ibrido, che affianca al Servizio sanitario pubblico una moltitudine, sempre più robusta, di cliniche e servizi privati.
A fotografare questa crescita sono i dati dell’Area Studi Mediobanca, che ha pubblicato l’aggiornamento del report sui maggiori operatori sanitari privati in Italia. Il rapporto analizza i risultati finanziari dei principali gruppi, ossia quelli con fatturato individuale superiore a 100 milioni.
Spesa sanitaria e rapporto con il Pil
La spesa sanitaria pro capite in Italia, sommando pubblico e privato, nel 2024 è stata di 5.200 dollari annui, inferiore alla media dei Paesi Ocse di $5.967.
Anche il rapporto tra la spesa sanitaria complessiva e il Pil è inferiore alla media, con una quota pari all’8,4% contro il 9,3% della media Ocse.
Spendono più dell’Italia gli Stati Uniti, la Germania, l’Austria e la Svizzera. Anche guardando alla sola spesa sanitaria pubblica nel 2024, l’Italia, con un ammontare di 138,3 miliardi di euro, pari al 6,3% del Pil, resta dietro a Spagna, Regno Unito, Francia e Germania.
Di questi 138 miliardi, il 79,2% è rappresentato da costi generati dalle strutture pubbliche, il 20,8% da quelle accreditate. La spesa delle strutture private accreditate è aumentata con un tasso medio del 3% annuo tra il 2002 e il 2024, mentre quella delle strutture pubbliche del 2,5%.
Le previsioni sulla spesa futura in sanità
Nel prossimo futuro, nel periodo 2026-2029, le stime prevedono una stabilizzazione della spesa sanitaria pubblica nazionale al 6,4% del Pil. Si stima però anche un “aumento dell’incidenza della sanità sulla spesa corrente primaria, pari al 15,7% nel 2027 rispetto al 15,4% per il 2025” si legge nel rapporto di Mediobanca.
A pesare su queste proiezioni, come si accennava in precedenza, le dinamiche demografiche, che vedono un’importante crescita della popolazione over 65. Nel 2024, in Italia, questa fascia di popolazione rappresenta il 24,5%, un tasso nettamente superiore a quello della media Ocse, pari a 18,5%, e destinato a salire al 34,1% entro il 2062, quando la media per l’Ocse dovrebbe essere del 28,5%.
Gli impatti sul Ssn e la correlazione con la crescita del privato
Come anticipato, l’aumento dei bisogni nell’ambito della sanità ha determinato una ‘reazione a catena’: crescono le richieste, il Ssn fatica a soddisfarle, si allungano le liste d’attesa e aumentano le persone che si trovano a rinunciare alle cure. Una dinamica che ha contribuito a spingere ad un maggior ricorso alle prestazioni presso le strutture private. La spesa privata arriva così a quasi 78 miliardi di euro nel 2025 “tra accreditamento, spesa intermediata e spesa diretta delle famiglie, ovvero 63 miliardi al netto degli acquisti di farmaci e altri presidi sanitari”.
I maggiori operatori privati in Italia
Le previsioni sul 2025 vedono una crescita aggregata del giro d’affari degli operatori privati del 3,7%, con trend variabili a seconda del comparto di riferimento. Si stima infatti una crescita del +7,9% per i gestori di strutture per anziani, del +3,9% per l’assistenza ospedaliera, del +2,8% per la diagnostica e del +2,6% per la riabilitazione.
Nel 2024, i ricavi dei 38 operatori sanitari privati esaminati dal rapporto Mediobanca, ammontano a 13,4 miliardi di euro, in crescita del 5,5% sull’anno precedente e del 22,0% sul 2019.
“Tra i singoli operatori, PRO.MED (11,5%) e GHC (9,4%) nell’assistenza ospedaliera, Affidea (14,4%) e Synlab (11,2%) nella diagnostica, nonché La Villa (12,0%) e Sereni Orizzonti Holding (9,9%) nella cura agli anziani, registrano i livelli più elevati di l’EBIT margin, ovvero il rapporto tra margine operativo netto e ricavi, del 2024”.
Chi sono i primi operatori privati per ricavi
Nel 2024 al primo posto per ricavi si colloca Papiniano, holding del Gruppo San Donato e Ospedale San Raffaele (2.163 mln) che precede Humanitas (1.260mln), Gvm – Gruppo Villa Maria (968 mln), Policlinico Universitario A. Gemelli (946 mln) e KosS (799 mln).
Nell’Ics Maugeri e San Raffaele (Roma) si rileva il maggior peso dei ricavi sanitari in regime di accreditamento (96,0% e 87,2% rispettivamente); seguono Gvm (78,9%), Papiniano (78,5%) e Don Gnocchi (78,4%). Nel C.D.I. il 76,3% dei ricavi sanitari è in solvenza (di cui fondi integrativi e assicurazioni per il 45,0%), la quota è del 50% per Lifenet, 41,7% per l’Istituto Auxologico, 41,0% per Kos e il 35,3% per lo Ieo.

