⏱️ 3 ' di lettura

Il calcio come veicolo più veloce per arrivare a destare l’attenzione di tutti. Quale che sia il messaggio da diffondere. Un ragionamento che ha evidentemente accumunato gli analisti del soft power e l’artista di strada, che hanno osservato il pallone da punti di osservazione differenti, arrivando però a concordare quanto la sfera possa essere sì uno strumento per raggiungere platee più ampie.
Con questo scopo erano apparsi a San Siro, fuori dallo stadio Meazza di Milano, i murelas dell’artista aleXsandro Palombo. Che aveva scelto la sfida di Champions League tra Milan e Newcastle per realizzare i propri lavori pittorici, ritraenti Roberto Mancini e Bin Salman, principe ereditario dell’Arabia Saudita. Entrambi, il cittì della Nazionale araba e il membro della famiglia reale, con in mano un pallone insanguinato. Proprio come Cristiano Ronaldo e Neymar, dipinti poco oltre.

Leggi anche Un reality in Medio Oriente porta i giovani calciatori in Italia

I murales fuori da San Siro comparsi con Milan-Newcastle

L’opera era stata realizzata dall’artista aleXsandro Palombo in segno di protesta “contro la violazione dei diritti umani del regno del principe Bin Salman” per controvertere “quell’immagine accattivante e patinata di paese libero e mecca per turisti con cui il regime di Bin Salman sta cercando di rilanciare la sua credibilità nel mondo attraverso gli ingaggi stellari delle star del calcio”, aveva fatto sapere proprio Palombo in rete. Autore di “opere di sensibilizzazione che ritraggono alcune star del calcio che hanno deciso di prestare il loro volto con ingaggi stellari al regno saudita di Mohammed bin Salman, dove la situazione sulla violazione dei diritti umani è molto grave”.

Una presa di posizione che andata in gol, visto il clamore suscitato e la fretta con cui le opere murali sono state rimosse. La denuncia di sportwashing, ovvero la volontà di “ripulirsi l’immagine nel mondo e nascondere i suoi crimini attraverso l’acquisizione di importanti società calcistiche e l’organizzazione di eventi sportivi internazionali. Ingaggiare star del calcio a cifre stellari come Ronaldo, Benzema, Neymar o nominare Mancini commissario tecnico della Nazionale saudita significa comprare la loro reputazione e la considerazione del pubblico per distogliere l’attenzione da altri problemi”. Non è un caso che l’opera al di fuori del Meazza sia comparsa in concomitanza con Milan-Newcastle, visto che il club inglese “nell’ottobre 2021 è stato acquistato dal Public investment fund, il fondo sovrano dell’Arabia Saudita controllato dal principe Mohammed bin Salman, che ha acquisito anche il 70% dei quattro grandi club della Saudi Pro League, Al Nassr, Al Ittihad, Al Ahli e Al Hilal”.

La denuncia di sportwashing da parte dell’artista

La denuncia di aleXsandro Palombo è proseguita su Instagram: “Abbiamo visto giocatori di football inginocchiarsi contro il razzismo, dipingersi il volto di rosso per combattere la violenza contro le donne, indossare fasce arcobaleno a sostegno della comunità Lgbtq e condannare la guerra. Ora vediamo calciatori e allenatori diventare orgogliosamente testimonial dell’Arabia Saudita di Mohammed bin Salman, un Paese tra i più oscurantisti, misogini e feroci di sempre”, prosegue Palombo. “Non possiamo voltare le spalle al vero volto del regno di Mohammed Bin Salman perché questo non è un gioco ma un progetto politico con cui l’Arabia Saudita usa il calcio come mezzo di distrazione di massa per insinuarsi nelle nostre vite e addormentare le nostre menti e coscienze. Non siate complici di questo processo di colonizzazione della libertà perché la libertà non esiste in Arabia Saudita”.