Certo, gli anni di Calciopoli e della retrocessione a tavolino hanno reso il tutto meno singolare, offuscando anche un ricordo che di dietrologia ne custodisce ben poco. Eppure l’esaurirsi del 2023 ha consumato anche una ricorrenza per lo più snobbata e che ha a che fare con la prima retrocessione della Juventus, datata 1913. Uno scivolone in serie B che durò solo qualche giorno e che non si concretizzò con una vera e propria stagione nella categoria cadetta.
Juve retrocessa nel 1913: ma in serie B non ci finì
Del resto era un altro calcio. E nella classifica dell’allora girone eliminatorio piemontese del campionato 1912-1913, la Juventus si classificò ultima con 3 punti. Meglio di lei fecero il Novara con 4, il Piemonte con 10, il Torino con 11, il Casale con 13 e la Pro Vercelli, prima nella graduatori con 19.
Il contesto era quello di un calcio che solo nel 1910 aveva visto la Juventus chiudere al terzo posto alle spalle di Inter e Pro Vercelli. Ultimo squillo di una successiva sinfonia di bassi, negli anni a venire. La Signora, che forse Vecchia ancora non era, in realtà all’ultimo posto aveva concluso anche il girone ligure-lombardo-piemontese con 10 punti, nel 1911. Ma anche con il terzultimo posto (e 9 punti all’attivo) dell’anno successivo, quello dello scudetto alla Pro Vercelli nella finale con il Venezia, non era andato meglio.
Quei derby persi con il Torino e gli anni in fondo alla classifica
Un fatto, però, concesse in precedenza ai bianconeri di salvarsi dall’onta della B e fu la mancanza di retrocessioni. Diverso fu però l’anno 1913. Quando per la prima volta al via si presentarono anche dodici squadre del centrosud, divisi tre gironi (toscano, laziale e campano), in un’annata che introduceva per la prima volta proprio la retrocessione nella seconda divisione. Per la Juve, quell’anno decisive per la classifica deficitaria furono le sconfitte consecutive con Piemonte, Casale e Torino, che vanificarono anche il punto in trasferta ottenuto a Novara in virtù di un 3-3. Nei derby di Torino, a sventolare furono solo le insegne granata: 8-0 (tripletta di Mosso III, doppiette di Ruffa e Mosso II e gol di De Bernardi) all’andata sul campo della Juve, successo al ritorno sempre del Torino per 8-6. La Juventus – nella sua formazione tipo con Pennano, L Barberis, Aironi, Nevi, Bona, Garlanda, Copasso, Besozzi, Varalda, Poggi e Fiamberti – finì all’ultimo posto.

Vicini allo scioglimento del club: ma salvi in extremis
Per la società dell’allora presidente Attilio Ubertalli il verdetto fu retrocessione in B. Una notizia che portò il club a sfiorare lo scioglimento. Per quel motivo alcuni soci, imbronciati per la stagione appena conclusa, convocarono un’assemblea nell’allora via Della Zecca per sciogliere la società. Animi tesi e rischio di venire alle mani furono scongiurati in extremis dall’arrivo di un dirigente della società, Umberto Malvano, che arrivò trafelato annunciando il ripescaggio della Juventus. Tanto bastò a placare gli animi e solo successivamente si riuscirono a sbrogliare la matassa e i nodi che erano venuti al pettine: decisivi i lavori di diplomazia delle figure dirigenziali e in primis dello stesso Malvano, ex giocatore anche del Milan, che aveva intessuto trattative con Giovanni Mauro, ex vicepresidente federale, e fratello di Francesco, dirigente dell’Inter. In questo clima di collaborazione, di fronte al numero di dispari di squadre che avrebbero dovuto comporre il girone lombardo-piemontese, si prospetto il ripescaggio d’ufficio della Juventus. Che in B, così, non ci finì.
Stefano Arosio

