Due mesi dopo la “notte della vergogna”, la Coppa d’Africa cambia padrone. Con una sentenza a fare giustizia, il Comitato d’Appello della CAF ha accolto il ricorso della Federazione marocchina: il Senegal non è più Campione d’Africa.
Il titolo passa al Marocco di Brahim Diaz, nonostante l’errore dal dischetto e la sconfitta subita sul terreno da gioco lo scorso gennaio.
“Partita della vergogna”: il punto di svolta
La finale di Rabat era stata ribattezzata dai media internazionali come la partita più buia del calcio africano moderno. Il ct Pape Thiaw, che a caldo si era già scusato ammettendo l’errore (“Non avrei dovuto ritirare la squadra”), vede oggi svanire il trionfo sportivo sotto i colpi della burocrazia.
Dall’altra parte, la Federcalcio marocchina esulta con moderazione: “Non abbiamo contestato il valore sportivo, ma chiesto il rispetto delle regole per la stabilità delle competizioni africane”.
L’articolo 84: la chiave del verdetto
Il verdetto si fonda sulla ferrea applicazione del regolamento. La CAF ha stabilito che l’abbandono temporaneo del terreno di gioco da parte dei Leoni della Teranga – ordinato dal CT Thiaw dopo il rigore concesso al Marocco nei tempi regolamentari – configura una violazione dell’articolo 84.
“Se una squadra lascia il campo senza il permesso dell’arbitro, è considerata perdente”, recita la norma.
Nonostante la mediazione di Sadio Mané avesse permesso la ripresa del match dopo 30 minuti di caos e la successiva vittoria senegalese ai supplementari (gol di Pape Gueye), quel “buco” temporale è stato fatale.
Il verdetto della CAF
- Risultato ufficiale: Marocco – Senegal 3-0 (a tavolino).
- Sanzioni accessorie: Multe pesantissime a entrambe le federazioni per violazione del fair play.
- Titolo: Il Marocco è Campione d’Africa 2025.
Scenari e ricorsi
Non è ancora la parola “fine”. Il Senegal ha ora 10 giorni di tempo per presentare ricorso al TAS di Losanna, ultima spiaggia per riprendersi il trofeo. Nel frattempo resta alta la tensione sul fronte dell’ordine pubblico: lunedì era previsto il processo contro 18 tifosi senegalesi per gli scontri della finale, ma l’udienza è stata rinviata al 30 marzo.
Oltre il campo, vince la regola
In un calcio che sempre più spesso si decide nelle aule di tribunale, la sentenza della CAF su Marocco – Senegal lascia un retrogusto amaro, ma necessario. Se da un lato il campo aveva premiato il cinismo e il cuore dei Leoni della Teranga, dall’altro il regolamento non poteva chiudere gli occhi davanti a un precedente così pericoloso. Ritirare una squadra, anche solo per trenta minuti, è una ferita inferta alla credibilità di un intero movimento.
Il Marocco di Brahim Diaz eredita così un trofeo che non ha saputo azzannare sul prato di Rabat, ma che ottiene per la forza della coerenza burocratica. Resta la macchia di una finale che nessuno ricorderà per un dribbling o una parata, ma per un cronometro rimasto fermo mentre i protagonisti abbandonavano la scena.
Classifica riscritta
L’albo d’oro cambia volto: il Senegal perde la sua stella, mentre il Marocco sale sul tetto del continente. Restano ora da gestire le conseguenze d’immagine e i premi economici di un torneo che, a quanto pare, non era mai finito davvero.

