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Che il calcio sia un’industria affermata a livello globale è cosa nota: dagli stipendi milionari dei giocatori delle migliori squadre, ai miliardi investiti dagli sponsor, ai diritti televisivi dai costi colossali fino al merchandising sempre più costoso. La novità del Mondiale 2026 non è quindi la commercializzazione del calcio, ma la sua crescente somiglianza con il modello degli eventi sportivi nordamericani.

Da puro sport ad evento sportivo e di intrattenimento

A segnare il cambiamento non è dunque solo quanto vale l’evento dal punto di vista economico, ma anche il modo in cui viene proposto al pubblico. La Fifa ha infatti aumentato in modo significativo la quota di biglietti e pacchetti hospitality, con formule che includono servizi premium, ingressi dedicati e aree riservate negli stadi: un modello già molto diffuso negli Stati Uniti, soprattutto nel Super Bowl della National Football League, dove non si vende solo il posto allo stadio, ma soprattutto l’esperienza complessiva.

Nel Mondiale 2026 questa logica viene portata su scala globale. Secondo quanto comunicato dalla Fifa e dagli organizzatori, gli stadi sono dotati di più aree corporate e premium rispetto al passato e una integrazione maggiore tra spazi commerciali, intrattenimento e visione della partita, trasformando così l’evento in un’esperienza più ampia e non limitata ai novanta minuti di gioco.

Cambiano anche il ‘contorno’ e la telecronaca del Mondiale

Lo stesso accade anche per la parte televisiva, che segue la direzione degli stadi. Proprio come accade con le grandi leghe americane, non ci si limita più alla cronaca della partita, ma si costruisce attorno ad essa ore di intrattenimento grazie ad un continuo spettacolo: pre-partita più lunghi, analisi costanti, contenuti di contorno e una forte presenza di opinionisti, spesso volti noti del mondo sportivo. È questo il caso di Zlatan Ibrahimović, il cui ruolo da opinionista televisivo ha attirato attenzione e discussioni sui media internazionali, anche per uno stile comunicativo molto distante da quello più tradizionale del racconto calcistico europeo.

Cosa succede al Mondiale 2026 sul fronte economico

Sul piano economico, il Mondiale 2026 segna un’ulteriore accelerazione. L’allargamento del torneo a 48 squadre porta con sé più partite e quindi più opportunità commerciali: diritti televisivi, sponsorizzazioni e pacchetti hospitality vengono distribuiti su un evento più lungo e su un pubblico più ampio. Un assetto che rafforza l’idea del Mondiale come piattaforma globale di intrattenimento.

Il risultato è un modello sempre più vicino a quello dello sport americano, dove la competizione sportiva convive con una forte componente di spettacolo e monetizzazione. In questa direzione, il calcio mondiale sembra andare verso una nuova identità: non solo evento sportivo globale, ma prodotto culturale e industriale costruito per massimizzare esperienza, pubblico e valore economico.

DiCamilla Galvan

Padovana classe 1995, con formazione classica e specializzata in ripresa e fotografia alla Scuola di Cinema Luchino Visconti, vivo a Milano da oltre 10 anni. Giornalista pubblicista iscritta all’ordine della Lombardia, lavoro dal 2018 in agenzia di stampa, dove coniugo l’interesse per l’attualità e la scrittura con gli aspetti tecnici legati all’attività di operatore video e montatore. Dopo l'inizio dell'attività professionale in Alanews, service ufficiale dell'agenzia Ansa, dove mi occupo prevalentemente di cronaca e politica nazionale e locale, mi sposto in Italpress, per la quale mi dedico al territorio, sia sul fronte economico, che della cronaca, che politico. In seguito ad una brevissima parentesi in agenzia di comunicazione, torno al giornalismo con Estenews, per la quale seguo lo sport - come inviata in Lega Calcio - e la salute, alla quale è dedicata la mia attività sul sito. Tra le collaborazioni attive quelle con l'agenzia di stampa Adnkronos e con enti ed istituzioni del mondo della salute e dell'istruzione, come la Società italiana di farmacologia. Ambientalista, animalista e vegetariana, amo la montagna, i cani e la fotografia.