La transizione è in atto da tempo, le interazioni a video del pubblico durante una partita di calcio come avviene con le chat di Dazn ne sono sono uno risvolto. Il mondo del virtuale è presente nel calcio reale più di quanto si possa credere a uno sguardo veloce e non sono solo i token a cui i tifosi sono ormai abituati a raccontarlo.
Gli eSports cambiano i club tradizionali partendo dall’interno
C’ un mondo che si potrebbe definire parallelo, ma che in realtà si interseca già enormemente al business calcio così come si è abituati a intenderlo. Ed è quello degli eSports, fenomeno in crescita esponenziale e realtà già consolidata nell’industria calcio, dalla Serie C in su. La squadra virtuale e la sua presenza di player comincia ad affrontare il radicamento territoriale dei suoi supporter reali, potenzialmente importanti anche per l’economia reale dei club stessi.
Ecco perché si assiste da tempo a uno sforzo di traghettamento di un club reale nel virtuale, con convinzione sempre maggiore. Il che non si traduce in una semplice questione di bit e grafiche accattivanti, ma contempla una strutturazione nuova anche di un parallelo mercato digitale all’interno delle società. Una business unit con sports manager dedicati, con “competenze verticali e orizzontali”, che si assicurino sviluppi commerciali e regolamentino l’immagine.
Lo sviluppo delle nuove professionalità legate agli eSports
Non una cosa semplice insomma, a prescindere dalle parole che si scelgono per descriverle. Perché l’ostacolo primo da superare è lo schema radicato nella consuetudine del calcio, con schemi organizzativi e operativi che devono trovare il giusto modo per innovarsi ma che – nel frattempo – sono il più delle volte a una tradizionale concezione del calcio e del fare impresa.
Nessuna colpa, ma è innanzitutto una questione anagrafica, che più semplicisticamente si potrebbe tradurre nel derby tra millenials e boomer che tanto di moda va oggi nel linguaggio comune. Oltre alle letture superficiali, ci si rende conto che a diventare imprescindibile è la formazione della categoria manageriale che gestisce i club nel mondo adulto. E che da qualche tempo a questa parte può anche avvalersi in corsi di formazione riconosciuti dal Coni. Fondamentali ora come ora, quando di corsi universitari appositi ancora non ne sono nati, sebbene nel frattempo si siano sviluppate anche linee guida istituzionali a cui attenersi per sviluppare queste nuove competenze.
Cercate e richieste, se è vero che da un anno all’altro in tutta Italia chi si affaccia al mondo degli eSports in modo professionale è più che decuplicato. Anche per contrastare lo stereotipo per cui il giocatore di videogames diventa una sorta di hikomori con difficoltà di relazione. Qui la prospettiva si ribalta, creando piuttosto condizioni lavorative e quindi interazioni interpersonali. Tecnologia, social, inglese e skoft skill sono i giocatori di una partita che dieci anni fa si giocava su facebook, che oggi trova campo in tik tok e che tra una decade probabilmente si svilupperà nel Metaverso.

