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Non c’è due senza tre. È arrivato infatti il terzo trionfo su altrettante finali di Stefanos Tsitsipas. Ma al country club del Principato, durante questa edizione, è andata di nuovo in scena la sfida del 2023 tra i tennisti Holger Rune e Jannik Sinner. Quest’anno l’esito è stato diverso: vittoria per Sinner, anche questa come l’anno scorso in 3 set (6-4, 6-7, 6-3). Ma una cosa non è cambiata, vale a dire l’atteggiamento da ragazzino e – verrebbe da dire – “da bullo” del danese.

Stesso posto ma storia diversa per Sinner e Rune

Il precedente dell’anno scorso all’Atp di Montecarlo è datato 15 aprile 2023: Holger Rune, in quel momento numero 9 Atp, rimonta Jannik Sinner (allora 8) vincendo la semifinale a Montecarlo in un clima infuocato a causa del comportamento del danese, ai limiti della provocazione. Nel time laps si arriva al 12 aprile 2024: Sinner, 2 Atp, si prende la rivincita sul rivale (7) al termine di una battaglia dal finale diverso. Sono stati differenti i percorsi dei due, in un anno che ha messo ordine nel cammino dell’azzurro, che ha prodotto (ulteriore) disordine in quello del danese.

Cosa ha detto Montecarlo: l’ordine di Sinner e il disordine di Rune

L’ordine di Sinner sta nelle scelte: quando ha deciso di affidarsi a Vagnozzi (e poi a Cahill), Jannik lo ha fatto totalmente. Una svolta che ha avuto il tempo di generare frutti, perché all’interno dello staff c’è coesione totale e, soprattutto, fiducia. Il disordine di Rune sta nelle scelte a metà: il fatto di assumere e cacciare allenatori (Boris Becker, a dire il vero, se ne è andato da solo), di affidarsi alternativamente a mamma Aneke e a Patrick Mouratoglou, provando sempre a pensare da indipendente. Fa parte del carattere focoso di Holger, molto distante da come vengono considerati e visti solitamente i danesi: senz’altro tutto questo non giova alla sua carriera. L’ordine di Sinner sta nei numeri. Una partita così, sul filo dei nervi, si vince anche sulle statistiche: sul 68 per cento di punti con la seconda di servizio, sugli 11 errori non forzati (contro 23). Il disordine di Rune sta in un tennis straordinariamente brillante eppure senza un metodico piano d’azione.

Rune sulla scia di Connors e il margine di crescita

Un tennis che vive ogni punto come se fosse l’ultimo. Che magari va bene lo stesso quando si deve stare in campo 5 ore in un giorno per avere la meglio su Nagal e Dimitrov, ma va meno bene se si è già stanchi e di fronte si ha quello che domina il circuito. Una partita così dura non la si vince, senza ordine. Una partita così la si tiene a galla con il talento ma sempre con un piede sul filo, con la caduta dietro l’angolo. Eppure Rune – novello Connors dei tempi nostri – ha quasi due anni meno di Sinner e margini impressionanti per crescere ancora. Proprio alle scelte di Jannik dovrebbe guardare, in futuro, per prendere spunto. Pensando maggiormente alle sue necessità e meno al teatro in cui si esibisce il suo ego. Come diceva una nota canzone di Lele Marlin del 1998 “Unforgivable Sinner” non è il tennista italiano con l’omonimo cognome del peccatore, ma in questo caso l’imperdonabile peccatore è proprio il danese per il suo atteggiamento.