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I Giochi Olimpici 2024 sono i più sostenibili degli ultimi 20 anni. Parigi, infatti, è sede dell’accordo internazionale sul clima giuridicamente vincolante del 2015, che si è posto l’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura a 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali. Il comitato organizzatore di Parigi 2024 ha implementato, quindi, una strategia climatica per  rendere i giochi più ecologici, senza dichiarare a livello comunicativo che si tratta di Olimpiadi a zero emissioni.

Le emissioni delle Olimpiadi, Parigi 2024 vince per sostenibilità

L’edizione 2024 dei Giochi Olimpici è quella con meno impatto in termini di emissioni di gas serra degli ultimi 20 anni, con una riduzione del 50% circa delle emissioni rispetto alle Olimpiadi di Londra risalenti a ben 12 anni fa: 3,4 infatti i milioni di tonnellate di anidride carbonica emesse in occasione di quell’edizione dei Giochi; 3,6 milioni a Rio nel 2016 e 1,9 a Tokyo nel 2021, dato molto basso a causa delle restrizioni dovute al Covid19. La competizione sportiva a Parigi si attesta, invece, a 1,58 milioni di Co2. 

Giochi Olimpici 2024, le principali fonti di emissioni 

Con il 40% di impatto ecologico i trasporti si attestano come la fonte principale di emissione di anidride carbonica della città: ogni giorno, infatti,  ci sono circa 800mila persone in movimento e Parigi 2024 ha puntato forte sui mezzi pubblici, con l’aiuto di bici e trasferte a piedi, per spostare i milioni di spettatori che giungeranno nella regione. Tra i trasporti più sostenibili si annoverano: la bici, mezzo che può disporre di ben 400 km di piste ciclabili in città; mille taxi elettrici o ibridi; 140 stazioni ferroviari per tutti coloro che vogliono raggiungere la città in treno e ben 800 stazioni di ricarica per i veicoli elettrici. A seguire le costruzioni, con il 32% di emissioni, l’energia con l’8% e il cibo con l’1%.

Giochi Olimpici 2024, come si sono ridotte le emissioni

Il Comitato ha voluto evitare di riprodurre errori del passato costruendo infrastrutture cadute poi in disuso una volta terminati i giochi. Per l’occasione, infatti, è stata costruita un’unica struttura permanente, al contrario di Tokyo e Rio dove ne furono costruite ben 9, si tratta del centro acquatico a Saint-Denis, ma tutte le altre strutture sono provvisorie o verranno smantellate alla fine dei lavori. Uno degli esempi più lampante è il Villaggio Olimpico, che nonostante i clamori per l’assenza di aria condizionata o dei letti fatti di cartone, è stato progettato seguendo i concetti della transizione ecologica come: il recupero delle acque, la lotta contro le isole di calore, la geotermia, il rispetto della biodiversità e con dei pannelli fotovoltaici sul tetto. Per la realizzazione si è cercato di emettere il 30% in meno di Co2 rispetto a un cantiere classico, anche grazie al trasporto via fiume del materiale, che ha portato un risparmio di oltre 24mila i viaggi di camion. Inoltre, a competizione sportiva conclusa, la struttura sarà a disposizione dei cittadini e potrà diventare la nuova casa di oltre 10mila persone.

Anche l’energia elettrica proviene da fonti a basse emissioni: la Francia, infatti, produce il 90% dell’elettricità da queste fonti, di cui il 65% da impianti nucleari, ma non è tutto. E’ stato possibile abbattere di molto le emissioni di anidride carbonica grazie alla costruzione del più grande impianto fotovoltaico urbano francese: un tetto solare sulla piscina utilizzata per disputare le gare di nuoto.

Infine, il Comitato ha reso più sostenibili i Giochi Olimpici 2024 guardando anche all’alimentazione: l’offerta del cibo, infatti, è stata più locale possibile con l’80% degli alimenti prodotti in Francia, ma anche vegetariana per ridurre l’impatto ecologico dei piatti. Per produrre meno rifiuti, inoltre, si prediligono materiali riciclati evitando la plastica monouso.

DiMariangela Da Campo

Nata a Venezia il 31 luglio 1996, dopo il diploma al liceo classico Cavanis di Venezia e un anno di collaborazione giornalistica con il settimanale diocesano ‘Gente Veneta’, a 19 anni mi sono trasferita a Milano, dove ho intrapreso il percorso di laurea in Comunicazione media e pubblicità presso l’Università di lingue e comunicazione Iulm di Milano. La pandemia da Covid-19 mi ha costretto a tornare nella mia città natale, dove mi sono laureata nel luglio 2020 da remoto. Successivamente ho collaborato per circa un anno con Kappavideo con cui ho avuto modo di imparare le basi del ruolo di operatore video. Nel 2021, tornata a Milano, ho iniziato a lavorare come giornalista , entrando nell’Ordine dei giornalisti e collaborando con l'agenzia videogiornalistica Estenews e dal 2021 con Adnkronos per cui, in occasione di eventi, realizzo coperture giornalistiche in testo e video. Oltre alla realizzazione di servizi video mi occupo di montaggio degli stessi.