Nata in Europa, oggi coinvolge amministrazioni e università lungo tutto lo Stivale: è la campagna ‘No women no panel – Senza donne non se ne parla’, lanciata dalla Commissione europea per promuovere una reale rappresentanza di genere nei dibattiti pubblici, nei convegni accademici, agli eventi istituzionali e trasmissioni.
Ancora troppo spesso, infatti, quando si definisce il parterre dei partecipanti a confronti pubblici, la scelta ricade su soli uomini: perché già noti, perché ritenuti più autorevoli, per semplice consuetudine. Eppure le competenze femminili non mancano. Sono numerose le professioniste, le studiose e le esperte che potrebbero sedere a quei tavoli con pari autorevolezza e capacità.
In Italia la campagna è stata adottata e promossa dalla Rai, che nel gennaio 2022 ha siglato con numerose istituzioni il Memorandum d’intesa (MoU) con cui esse si impegnano a riconoscere la parità di genere come un diritto umano fondamentale e un requisito per lo sviluppo sociale, a valorizzare le competenze femminili e a contrastare stereotipi e discriminazioni di genere.
L’adesione a “No Women No Panel” in Italia si è diffusa negli anni coinvolgendo istituzioni nazionali, enti territoriali, università e organizzazioni. Tra i firmatari o sottoscrittori di protocolli d’intesa troviamo ad esempio l’Istat, il Cnr, la Puglia (prima firmataria), l’Umbria, la Provincia autonoma di Bolzano, la Toscana, Bologna, Torino, l’università degli studi di Cagliari e Sassari, il Comune di Milano e le sue università cittadine, la Città Metropolitana e Comune di Firenze con la sua università, Città Metropolitana, Comune e Università di Bologna, la Provincia di Lecce, il Comune e l’università del Salento. Recentissima l’adesione della Regione Lazio e di sette atenei del territorio.
Oltre a lavorare per garantire una rappresentanza femminile significativa nei panel, nelle commissioni e nei dibattiti pubblici, i firmatari del protocollo ‘No women no panel’ si impegnano a promuovere linguaggi non sessisti e modelli comunicativi rispettosi della dignità e competenza delle donne, così come a monitorare e aumentare la presenza delle donne nelle occasioni di visibilità pubblica rispetto a quella degli uomini, riducendo le disparità effettive.

