L’emergenza siccità, il cambiamento climatico e un mondo in cui la rapidità è alla base di tutto, anche quando si parla di consumi. È proprio in questo contesto che si scontrano due diverse esigenze: stare al passo con gli eventi e gli impegni e condurre un’esistenza meno impattante per l’ambiente, al fine di limitare e rallentare il surriscaldamento globale.
Per poter ridurre la nostra impronta ambientale, però, non dobbiamo pensare solo alle emissioni di CO2, ovvero alla nostra carbon footprint, ma anche alla quantità di acqua necessaria a farci condurre il nostro consueto stile di vita, la nostra impronta idrica, o hydro footprint.
L’emblema di questa situazione è la plastica monouso, da anni combattuta dalle organizzazioni ambientaliste e, finalmente, vietata dall’Unione europea nella sua forma di posate, piatti e cannucce usa e getta e di cotton-fioc.

