La sintesi di un biennio, “un racconto di parte”, una storia di costume e anima, un’interpretazione di futuro e un confronto con il passato. C’è tutto questo in “Napoli campo centrale – La riconquista di una dimensione elevata”, libro che il giornalista Luigi Gallucci dedica allo scudetto del Napoli. Ne fa un’analisi sincera, Gallucci, giocando a carte scoperte sin nel suo dichiararsi sensibile alle vicende della squadra partenopea, “unica squadra senza derby”. Una riflessione, quest’ultima, di Roberto Beccantini, storica firma del giornalismo italiano e tra i pochi in grado di firmare il triplete dei quotidiani sportivi al di sotto delle Alpi.
“Napoli campo centrale”, il libro del giornalista Luigi Gallucci

Al tavolo di Gallucci, nella presentazione meneghina del libro, anche l’Alberto Cerruti che de La Gazzetta dello Sport è una delle firme e dei volti più riconoscibili. Un contesto di primo livello, insomma, per presentare questo “Napoli campo centrale” che già dalla copertina suggerisce suggestioni: il prato verde del San Paolo divenuto nel frattempo stadio Maradona, con i tre scudetti dei campani a rivendicare una storia importante. La stessa che si rintraccia nelle pagine del libro, con interviste a grandi ex come Renica e Di Fusco. Ma anche un’occasione per prodursi nell’esercizio di confronto tra Bianchi e Spalletti, tra i loro scudetti, tra curiosità, aneddotica e sensazioni “di pancia” su parallelismi che travalicano le epoche. “Ottavio Bianchi portava il giusto ghiaccio in una città vulcanica”, riassume Beccantini nel citare i meriti dell’ex allenatore del Napoli che fu. Per questo, citando proprio l’attuale cittì e ultimo vincitore di un tricolore sotto il Vesuvio, “bisogna essere all’altezza della propria storia”, spiega Gallucci. Tante le curiosità nascoste tra le pagine del libro o raccontate durante l’incontro: a partire da quella partita che il Napoli giocò nel Mondiale di calcio 1934 in Italia, poi vinto dagli azzurri di Pozzo. L’occasione fu la finale per il terzo e quarto posto, poi vinta dalla Germania 3-2: di fronte c’era l’Austria, che per non creare confusione con le maglie teutoniche scese in campo proprio con la divisa dei partenopei. Das wunder von Neapel, sì, come da titolo dei giornali d’epoca. Uno dei tanti miracoli di Napoli.

