Un sassolino, ma forse anche una cariola di materiale di risulta. Quel che leva dalle scarpe, prima di levarsi dai piedi. Non gradito, scaricato, per l’appunto proprio come il carico trasportato dalla suddetta cariola. Massimiliano Allegri sa che è vittoria innanzitutto sua, quella della Coppa Italia numero 15 vinta dalla sua Juventus contro l’Atalanta. Certo, il gol vittoria è stato di un Vlahovic strappapplausi e la bacheca che va a impreziosirsi è innanzitutto quella del club bianconero.
Coppa Italia, la vittoria della Juve sull’Atalanta e le parole di Allegri
Ma, in fondo, anche quella stessa di Max. Che sa di essere il più vincente di sempre della competizione, più di Erikkson e Mancini, di certo più anche di quel Gasperini che è spesso accostato al modello dello stratega che il calcio di oggi richiede oggi. Invece lui, Max, sparagnino e speculare, di corto muso e lunga cravatta, quella che gli vola oltre le spalle dopo che la giacca ha fatto anche fine peggiore. Gettata al vento, come altre volte gli è capitato in stagione, quando c’era da contestare una decisione arbitrale (come nella gara dell’Olimpico) o il comportamento di un suo giocatore.
Allegri contro tutti: Rocchi, giornalisti e Giuntoli
A Giuntoli, football director, è andata anche peggio: allontanato con un plateale gesto della mano mentre tutti festeggiavano, al triplice fischio che aveva sancito l’inizio della festa. A un giornalista di Tuttosport, peggio che andar di notte, visto che gli improperi rivolti prima dell’ingresso in sala stampa dall’allenatore juventino al suo giornale. Una furia, Allegri, cavallo del west più che a corto muso. Che poco prima sembrava impegnato nel salto a ostacoli mentre cercava e urlava a favor di telecamera il nome di Rocchi, designatore degli arbitri, contro cui sfogare il proprio disappunto per quel che accadeva in campo. “Se non sarò più io l’allenatore, lascio una Juve forte. Poi la società farà le sue valutazioni”. Una vittoria anche a parole.

