Sono almeno 3500 i medici che occorrerebbero nei pronto soccorso italiani perché questi possano funzionare a regime, eliminando la carenza di organico e migliorando la qualità del servizio di cura per i pazienti.
Non bastano infatti gli accordi con le cooperative e il reclutamento dei cosiddetti ‘medici a gettone’, liberi professionisti con partita Iva che prestano servizio in più ospedali, con il vantaggio di potersi gestire l’impegno e il tempo a differenza di quanto accade ai professionisti direttamente dipendenti dal Ssn.
Una fotografia a tinte fosche che mostra la mancanza del 17% del totale dei medici necessari.
A lanciare l’allarme è la Società Italiana di Medicina d’Emergenza Urgenza (Simeu), dopo aver condotto un’indagine su 153 strutture ospedaliere dello Stivale. Stando a quanto emerso dalla ricerca della Simeu, i nosocomi presi in considerazione hanno registrato 7 milioni di accesso ai presidi di pronto soccorso nei 12 mesi del 2024, un numero di poco inferiore al 40% del totale degli accessi avvenuti in tutta la Penisola l’anno scorso.
La carenza di medici calcolata dall’indagine supera il 55% nei pronto soccorso, il 25% nei dipartimenti di emergenza urgenza di II livello e il 43% in quelli di I livello. A livello territoriale, la situazione è migliore al settentrione, con carenze che oscillano tra il 36 e il 42%, mentre al Centro e al Sud le cose peggiorano drasticamente.

