Con un decreto presidenziale del marzo 2025 ma attuato solo ora, lo Stato Maggiore della Difesa vieta di pronunciare nelle cerimonie militari ufficiali il ‘Sì!’ con cui si conclude notoriamente l’Inno nazionale, il Canto degli italiani di Mameli.
Ai militari si chiede di assicurare “la scrupolosa osservanza” della nuova regola nel corso di “eventi istituzionali e manifestazioni militari dove viene eseguito l’inno nella versione cantata”. Durante queste occasioni, “dovrà essere omesso l’ultimo grido”. Il ‘Sì!’, appunto.
La direttiva arriverebbe in seguito alle richieste, provenienti dall’ambiente musicale e dalle bande militari, di riportare il testo dell’Inno d’Italia alla sua versione originale, quella scritta da Goffredo Mameli e non quella composta da Michele Novaro, autore della musica del Canto.
Il decreto del 14 marzo 2025, nato su iniziativa del governo Meloni e firmato dal presidente della Repubblica, farebbe infatti riferimento al “testo primigenio” di Mameli.
Stando all’analisi dei documenti originali dell’epoca, il grido finale dell’Inno non è presente nel manoscritto di Mameli, conservato al Museo del Risorgimento di Torino. La sua versione termina con ‘l’Italia chiamò’. Nello spartito originale di Novaro però, il ‘Sì!’ compare.
Si tratterebbe di un ultimo ‘grido supremo, giuramento e grido di guerra’ – come scrive il compositore stesso nelle note dello spartito – aggiunto per enfatizzare l’acuto musicale e per esigenza espressiva.

