L’ennesima notte fonda del calcio italiano, culminata con l’eliminazione ai rigori contro la Bosnia ed Erzegovina e le dimissioni di Gennaro Gattuso, impone una riflessione profonda. La FIGC è ora davanti a un bivio: affidarsi a un “restauratore” di carisma o tentare una via federale per ricostruire un’identità perduta. Ecco i nomi caldi sul tavolo di Via Allegri.
I “Grandi Ritorni” e le Certezze
• Antonio Conte: È il nome che infiamma i tifosi e sembra il profilo più accreditato per una ricostruzione immediata. Nonostante il contratto col Napoli, le recenti aperture del presidente De Laurentiis (“Se me lo chiede, gli direi di sì”) e la disponibilità dello stesso Conte a un “bis” lo rendono il favorito numero uno. Garantirebbe cultura del lavoro e quell’anima combattiva smarrita negli ultimi anni.
• Massimiliano Allegri: Attualmente vincolato al Milan, Allegri rappresenta la scelta dell’ordine e della concretezza. In un momento di caos tattico, la sua capacità di gestione dei gruppi e il suo pragmatismo potrebbero essere la medicina ideale per una Nazionale che ha bisogno di riscoprire la solidità difensiva e il cinismo nei risultati.
• Roberto Mancini: Un ritorno che avrebbe del clamoroso, ma che circola con insistenza negli ambienti federali. Dopo l’esperienza in Arabia Saudita, Mancini rappresenterebbe il tentativo di riallacciarsi all’ultimo grande successo (Euro 2020), puntando su una conoscenza profonda dell’ambiente e dei quadri tecnici.
Le Alternative e le Suggestioni
• Silvio Baldini: Definito da alcuni come il “nome federale” per eccellenza in questa fase, Baldini porterebbe un approccio filosofico e motivazionale radicalmente diverso. È una scelta di rottura, un tecnico che mette i valori umani e lo spirito di sacrificio al centro del progetto, ideale per una “rifondazione morale” dello spogliatoio.
• Maurizio Sarri: Rappresenta l’opzione per chi insegue una precisa identità tattica. Se la FIGC decidesse di ripartire dal “bel gioco” e da un sistema codificato per valorizzare i giovani talenti, Sarri sarebbe il profilo tecnico più indicato, pur con le incognite legate ai tempi di apprendimento dei suoi schemi in un contesto di nazionale.
• Pep Guardiola: Rimane il grande sogno proibito. Sebbene le probabilità siano ridotte, il suo nome viene evocato come la “scossa rivoluzionaria” necessaria per ribaltare completamente il sistema calcio Italia, portando una mentalità internazionale e d’avanguardia.
La scelta non potrà essere tardiva. Con la Nations League alle porte e un’opinione pubblica ferita, la FIGC cerca un leader che non debba solo allenare, ma ricostruire dalle fondamenta il senso di appartenenza alla maglia azzurra.
Il peso di una scelta: non si può più sbagliare
Il tempo delle scuse è finito. Chiunque siederà sulla panchina azzurra non erediterà solo un modulo tattico, ma il compito gravoso di restituire dignità a un movimento che ha smarrito la propria bussola. La FIGC si trova davanti a un aut- aut: puntare sull’usato sicuro per tamponare l’emergenza o avere il coraggio di una rivoluzione profonda, anche a costo di risultati non immediati. La Nations League sarà il primo banco di prova, ma il vero obiettivo è ricostruire dalle fondamenta il senso di appartenenza a una maglia che, oggi più che mai, pesa come un macigno. L’Italia non può permettersi un altro fallimento: il prossimo CT sarà l’uomo della rinascita o il testimone dell’ultimo atto di un declino che pare inarrestabile.

