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Decenni di latitanza, numerosi ergastoli da scontare e solo 8 mesi da divere da detenuto: ci sono parentesi temporali a scandire la fine di Matteo Messina Denaro, morto domenica 24 settembre per le conseguenze del tumore al pancreas che gli era stato scoperto lo scorso mese di gennaio. Causa indiretta, tra l’altro, del suo arresto: “Senza di questo, non mi avreste mai trovato”, erano state le parole del re dei latitanti ai pm, subito dopo che erano scattate le manette ai suoi polsi. “Sì, ma l’abbiamo trovata”, la fredda risposta del pubblico ministero.

La morte dell’ex capomafia Matteo Messina Denaro

La scomparsa di Messina Denaro pone comunque fine a un capitolo di storia dell’Italia degli ultimi 50 anni, visto che le vicende legate al boss sono intrecciate a quelle di Totò Riina e Bernando Provenzano, nomi che hanno dato un’anagrafe alla malavita di fine Novecento e oltre, nell’Italia che affaccendava nel cercare un progresso troppo spesso culturale, economico e sociale. Soprattutto in certe zone del Mezzogiorno. Con la sua morte, Matteo Messina Denaro si porta appresso risposte che non ha mai dato ai giudici. Come quelle sui soldi maturati in decenni di attività illecite, come l’archivio di Riina, come i messaggi scambiati al pc proprio con Provenzano.

Non ha voluto svelare quanto sapeva, Messina Denaro. “Io non ho mai infamato nessuno e morirò senza infamare nessuno, questo è Messina Denaro”, aveva spiegato al giudice Alfredo Montalto, un mese dopo l’arresto. “Io non mi farò mai pentito”. I mesi nel carcere duro de L’Aquila e le cure mediche ricevute in ospedale non gli hanno fatto cambiare idea.

Per il capomafia non sono previsti funerali religiosi: è il questore di Trapani a vietarli, come per tutti i boss mafiosi. Dopo l’autopsia a L’Aquila, la salma di Messina Denaro verrà trasferita a Castelvetrano, nel Trapanese, dove verrà tumulata senza alcuna cerimonia.

Messina Denaro, Grasso: “Non finisce Cosa nostra”

“Con la morte di Matteo Messina Denaro finisce una vita piena di violenza, trame, misteri. Finisce anche un’era di Cosa nostra, ma non Cosa nostra. È stata una figura importante nella stagione più feroce della mafia siciliana: ha avuto un ruolo fondamentale in ogni fase delle stragi, dalla decisione all’organizzazione e all’esecuzione materiale, sia al fianco di Riina che dopo il suo arresto, quando si schierò, con Bagarella e Graviano, tra quelli che determinarono di proseguire con le bombe e avviarono l’anno delle stragi “in continente”. Queste le parole di Pietro Grasso, presidente della Fondazione Scintille di futuro, già procuratore nazionale antimafia..