Il disagio giovanile può essere definito il non-agio, tipico soprattutto dell’adolescenza legato a molteplici concause che intaccano il benessere dei ragazzi. L’adolescenza, infatti, è una fase di passaggio delicata e una certa dose di ansia e depressione può essere presente nel vissuto dei giovani come qualcosa di fisiologico e naturale. Occorre preoccuparsi quando gli aspetti depressivi e ansiogeni diventano talmente pervasivi e invasivi nella vita di un ragazzo, da costituire un ostacolo alla sua crescita evolutiva e alle sue relazioni con gli altri; un ostacolo che può sfociare in ritiro sociale e isolamento con assenze ripetute e talvolta abbandono scolastico o fenomeni di bullismo e, in casi più gravi, nelle dipendenze classiche da sostanze (droghe, alcol, fumo, farmaci, cibo), oppure nelle dipendenze comportamentali, come ludopatia e dipendenza da internet e dai social.
Lo scenario
In questo scenario, come ha sottolineato Eleonora Pellegrini de Vera, Presidente Sezione di Milano dell’Unione Nazionale Veterani dello Sport lo sport può svolgere un ruolo fortemente educativo come strumento di inclusione, crescita personale e prevenzione del disagio. Da questa premessa è partita l’esigenza di fare rete e mettere insieme le forze della Sezione di Milano UNVS e dell’Associazione AIDD – Aiuto nel Disagio ed Educazione con Panathlon Club Milano e Associazione Nazionale Stelle al Merito Sportivo, realizzando un momento di confronto approfondito che ha coinvolto istituzioni, genitori, dirigenti scolastici, psicologi dell’età evolutiva e dello sport.
Il convegno
Ad aprire i lavori è stato l’On. Alessandro Colucci, Segretario di Presidenza della Camera dei Deputati: “I dati del disagio giovanile sono inquietanti quando parliamo di alcool, droghe e psicofarmaci, a cui si aggiunge il disagio psicologico post-pandemia. Lo sport è una risposta straordinaria nella crescita dei giovani, un aiuto fondamentale”
“Il disagio giovanile assume oggi forme nuove e spesso silenziose, come dipendenze digitali, violenza online, isolamento, che richiedono risposte tempestive e integrate – ha osservato il Sottosegretario allo Sport e Giovani di Regione Lombardia Federica Picchi. Con questa finalità operano i nostri bandi Giovani Smart (5,6 milioni di euro) e Lombardia è dei Giovani 2025, che finanziano sportelli psicologici, iniziative educative e interventi per scuole e docenti. Centrale anche lo sport nelle periferie, strumento educativo e di inclusione contro marginalità e solitudine”.
Valeria Gerla, Consigliera Supplente di Parità Regione Lombardia ha sottolineato come lo sport sia molto più di un’attività fisica. “Lo sport è’ uno spazio educativo, un luogo in cui si costruiscono relazioni, si imparano regole condivise e si sviluppa fiducia in sé stessi. Per le ragazze, in particolare, lo sport può costituire un importantissimo fattore di emancipazione: rafforza l’autostima, contrasta stereotipi ancora oggi presenti e apre opportunità di crescita personale e sociale”. Le ha fatto eco Maria Cristina Lorusso, Presidente Associazione Io non ho paura del buio che ha vissuto la violenza contro il figlio adolescente: “Il mondo dello sport deve diventare un veicolo per arginare i comportamenti distorsivi che i nostri figli vivono o subiscono. Perché un giovane che subisce violenza oggi, sarà un adulto violento domani”.
“Se vogliamo fare un passo avanti importante per sviluppare i decreti attuativi dopo il recente inserimento dello sport nella Costituzione abbiamo bisogno della politica. Siamo rimasti indietro di quasi 150 anni rispetto al resto del mondo, dove le scuole dedicano almeno un’ora al giorno all’attività fisica” ha dichiarato polemicamente Filippo Grassia, Presidente Panathlon Club Milano.
Stefano Sgarella, Presidente di AIDD, ne ha sottolineato la mission: “Nei nostri centri di ascolto vogliamo offrire strumenti psicologici e comunicativi per fare del bene e farlo bene. C’è un disagio forte e la via di fuga spesso sono l’alcool e le dipendenze. Con il Progetto S.V.O.L.T.A.- Solidarietà e Volontariato per il contrasto alle Tossicodipendenze e all’Abuso di alcol, cercheremo di raggiungere ragazzi dai 16 ai 29 anni, adulti, famiglie e addetti ai lavori, in attività che informino e promuovano la prevenzione delle tossicodipendenze, il contrasto al fenomeno della ludopatia, la promozione di stili di vita sani e lo sviluppo della cultura del volontariato”.
Una delle parole chiave del convegno è stata ASCOLTO. Ed ecco che Don Paolo Steffano, parroco di Gratosoglio, una delle periferie più problematiche di Milano propone una bella similitudine: “Pensate a Sinner, che quando vince un torneo ringrazia sempre i raccattapalle. Ecco noi siamo come i raccattapalle nel tennis, noi raccattiamo i ragazzi in zone difficili di Milano. Ma siamo anche come i minatori, perché dentro ogni ragazzo c’è una miniera d’oro”.
In conclusione, è intervenuto Pippo Ricci, capitano dell’Olimpia Basket Milano, con una sua personale testimonianza “Da piccolo ero insicuro e sovrappeso e da adolescente ho sofferto di disturbi alimentari. Lo sport mi ha salvato, mi ha aiutato a crescere e migliorare, a stare dentro un gruppo, a combattere durante gli allenamenti per fa veder chi sono. Il messaggio che voglio dare è quello di fare sport e farlo fare ai propri figli, perché non c’è niente di più bello che condividere, sfogarsi, divertirsi in qualsiasi disciplina si scelga”.

