Il 27 luglio, a soli 4 giorni dalla scadenza del tempo utile per raggiungere un accordo con gli Stati Uniti sui dazi annunciati da Donald Trump, la Commissione europea, nella persona della sua presidente Ursula von der Leyen, è riuscita a chiudere la partita quasi in pareggio.
Per quanto sia chiaro che l’introduzione di nuove tariffe sull’export, che pesano sul libero mercato, non sia alla fine dei conti un vantaggio per nessuno, il vecchio continente potrebbe uscirne meglio della stessa America.
Secondo le elaborazioni dell’Istituto per gli studi di politica internazionale – Ispi, infatti, basate sui dati del Kiel Institute, a subire la perdita maggiore di Pil con l’introduzione dei dazi al 15% non sarà l’Ue ma gli Usa.
L’Ispi stima un calo dell’1,32% per il Pil americano e una perdita media dello 0,21% del pil comunitario. Entrando più nel dettaglio, l’Italia potrebbe avere una perdita di pil pari allo 0,17%, la Germania dello 0,29% e la Francia dello 0,11%.
Germania e Italia sono infatti le economie europee più esposte alla lotta commerciale, avendo con gli Stati Uniti i più intensi rapporti di scambio di merci. Il mese scorso Confindustria lanciava l’allarme per la tenuta di migliaia di piccole e medie imprese del made in Italy, non resta che attendere la risposta dell’associazione di imprese all’accordo finale raggiunto da Ue e Usa.

