Il più grande gruppo automobilistico europeo, Volkswagen, che tra i 10 marchi in portafoglio conta, oltre a Volkswagen, Audi, Porsche e Lamborghini, sarebbe sul punto di raddoppiare gli esuberi previsti nei prossimi quattro anni. Ai 50 mila già previsti dal piano aziendale di riduzione dei costi amministrativi e strutturali al 2030, se ne potrebbero aggiungere infatti altrettanti, per un totale di 100 mila posti di lavoro Volkswagen a rischio nel mondo.
Pochi giorni fa la stampa tedesca riferiva che Volkswagen starebbe progettando la chiusura di 4 impianti in Germania, quelli di Hannover, Emden, Zwickau e Neckarsulm. Una possibilità che ha allarmato i sindacati, i quali hanno organizzato manifestazioni di piazza in tutto il paese.
È la prima volta, in 87 anni di storia, che si paventa la concreta possibilità di chiudere stabilimenti del gruppo simbolo della manifattura tedesca che si trovano in Germania.
Il consiglio di amministrazione Volkswagen ritiene che l’attuale situazione del Gruppo, tra concorrenza cinese, ritardo tecnologico e dazi Usa che premono su vendite e utili, sia ‘una minaccia per la sua stessa esistenza’. Il ceo Oliver Blume è al lavoro sulla ‘Visione al 2030’ che non potrà non passare anche da una riduzione del personale per raggiungere una migliore sostenibilità.

