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Il Club Social y Deportivo Colo-Colo, o semplicemente Colo Colo, è sicuramente la squadra cilena più conosciuta al mondo. Il club di Santiago, capitale del Cile, gioca le proprie partite casalinghe nello stadio Monumental David Arellano, situato a Macul, un sobborgo della capitale. Un impianto molto caratteristico, che può contenere fino a  47.017 posti a sedere.

La scissione dal Magallanes e l’idea di Contreras: nasce il Colo-Colo

La società nacque quando undici giocatori del Magallanes lasciarono la loro società. Gli undici erano i fratelli Arellano, David e Francisco, Juan Quiñones (che decise i colori sociali e la divisa), Luis Contreras (che decise il nome del nuovo club), Rubén e Nicolás Arroyo, Clemente Acuña, Guillermo Garcés, Rubén Sepúlveda, Eduardo Stavelton e Luis Mancilla. La squadra veste solitamente maglia bianca, calzoncini neri e calzettoni bianchi ed è conosciuta coi soprannomi di Cacique, Albos ed Eterno Campeón. La maglietta bianca sta a simboleggiare la purezza dei princìpi e delle intenzioni, e il nero dei pantaloncini rivela la determinazione che ci porta a combattere sempre lealmente per la vittoria.

I segreti del Colo-Colo, la squadra cilena più titolata

Gioca nella massima serie cilena, la Primera Division, che ha vinto per ben 33 volte, ed è attualmente la squadra cilena più titolata. Nel suo palmares si contano anche 13 Coppe del Cile e 3 Supercoppe cilene. Il Colo Colo è anche l’unica squadra cilena ad aver vinto la Coppa Libertadores nel 1991. Quell’anno il Colo Colo, guidato da Mirko Jozić, riesce ad arrivare in finale grazie ad un’incredibile rimonta sugli avversari argentini del Boca Juniors, favoriti e forti della vittoria per 1-0  in casa alla Bombonera, stadio casalingo del Boca, nella partita di andata delle semifinali.

Nella partita di ritorno succede di tutto. I cileni passano in vantaggio solamente al 64esimo e raddoppiano un minuto dopo. Con questo risultato i Cacique sarebbero passati in finale. Ma al 74esimo Diego Latorre, centrocampista offensivo del Boca, spezza i sogni dei tifosi e della squadra di Santiago, ammutolendo il Monumental. Il Colo Colo non si dà per vinto e continua ad attaccare e all’82esimo riesce nell’impresa di vincere la semifinale grazie ad un gol di Ruben Martinez.

La finale della Coppa Libertadores del 1991 e la vittoria del Colo-Colo

Arriva il giorno della finale che si svolge sempre con la modalità andata e ritorno. Per alzare la coppa c’è un ultimo ostacolo da arginare e si chiama Olimpia. Squadra paraguaiana con sede ad Asunción, che è riuscita a battere in semifinale per 1-0 i colombiani dell’Atletico Nacional de Medellin. Nell’andata in Paraguay le squadre si studiano molto ed arrivano al fischio finale a reti bianche. La partita di ritorno se la ricordano i cittadini di Santiago: dominio totale del Colo Colo nella finale di ritorno contro l’Olimpia Asuncion. I cileni impiegano 5 minuti a carburare, poi piazzano un micidiale uno-due con Perez, centrocampista cileno nato a Santiago e tifoso del Colo Colo, e da quel momento controllano agevolmente il match, forti del doppio vantaggio.

La ripresa è pura accademia, con una squadra sola in campo. Il 3-0 finale è un punteggio persino risicato per quanto visto. Nel Colo Colo a mettere il terzo e definitivo sigillo ci pensa un altro cileno, ma stavolta un difensore Leonel Marcelo Herrera. Il Colo Colo è campione. Il nome del club si dà al capo Mapuche, popolo amerindo originario del Cile centrale e meridionale e del sud dell’Argentina, Colo Colo. Grande condottiero militare riuscì a fermare l’invasione spagnola. Il grande capo Mapuche, Colocolo, presente sullo stemma ufficiale, è il simbolo del coraggio eroico, del valore e della speranza: un capo che combatté, senza mai arrendersi, e senza mai perdere, contro gli Spagnoli. Attualmente il Colo Colo si trova terzo in classifica in campionato dietro di 10 punti al Cobresal a otto giornate dal termine.
Marco Micheletti