Higuita, quasi 30 anni fa lo scorpione: la più grande parata nella storia del calcio Per qualcuno è stata addirittura in assoluto la più grande giocata nella storia del calcio. Di sicuro, prima di quel 6 settembre 1995, una parata così non l’aveva mai vista nessuno. Protagonista René Higuita, numero 1 della Colombia, uno dei portieri più famosi e iconici di sempre.
Higuita, il colpo dello scorpione e la giocata passata alla storia
Palcoscenico della sua più grande esibizione non poteva che essere Wembley, il tempio del calcio: amichevole Inghilterra-Colombia, Redknapp lancia in area un pallone che sembra tranquillamente destinato alle mani di Higuita. Ma per il portiere colombiano, quell’innocuo cross “è la palla che avevo sempre aspettato”. Invece di alzare i guantoni, René si tuffa in avanti, lancia i talloni in alto dietro la testa e respinge il pallone con la suola degli scarpini. Passerà alla storia come “lo scorpione”.

René Higuita, quasi 30 anni dopo: i 41 gol in carriera e i baffi di El Loco
Ma chi è stato Renè Higuita? Oggi 57enne, già nel suo aspetto fisico era distante anni luce dal prototipo del portiere italiano o europeo, con le fattezze simili a quelle del capitano azzurro del Mundial 1982, Dino Zoff. Per Higuita – portiere autore in carriera anche di 3 gol in Nazionale tra i 41 che mise a segno in carriera – lunghi capelli ricci che gli scendevano fin sotto le spalle, folti baffoni neri e ghigno beffardo e di sfida che rivolgeva spesso ai suoi avversari.
Non aveva la stazza dalla sua, Higuita, con il suo metro e 75 centimetri per 72 chilogrammi di peso forma, che spesso e volentieri veniva anche tradito, eppure aveva qualcosa che lo rendeva un campione unico nel suo genere. Al di là di un’indubbia ‘follia’ nell’interpretazione del ruolo, per la quale era soprannominato ‘El Loco’, il colombiano possedeva infatti straordinari mezzi tecnici. Grazie ai quali aveva sviluppato un’abilità fuori dal comune con la palla fra i piedi e nei calci piazzati, legata anche ai suoi trascorsi da attaccante, e un gusto innato per lo spettacolo.
Pablo Escobar, l’arresto e l’esperienza in Europa
Il motivo per cui scendeva in campo non era soltanto vincere, ma far vivere ai tifosi delle emozioni uniche. Se fuori dal campo la sua vita, per citare Vasco Rossi, è stata piena di guai, come giocatore il portiere sudamericano era invece un grande atleta. I duri allenamenti cui si sottopose gli permisero di sviluppare un’eccezionale elasticità e forza sulle gambe, che si traduce in una grande agilità fra i pali. Una sua frase storica e significativa è “Nel calcio, chi non rischia non vince”, era il suo motto. Non era un angelo fuori dal campo però.
Era anche amico di un certo Pablo Escobar, e fu protagoniste di alcune vicende extracampo. Nel 1993 fu tratto in arresto perché fece da mediatore in un sequestro senza avvisare la polizia, rimanendo in carcere sette mesi; il 23 novembre 2004 fu trovato positivo alla cocaina in un test antidoping, mentre disputava il campionato equadoreno. Fece solo una apparizione in Europa, e fu al Valladolid dal 1992 al 1993, ma non fu incisivo, e tornò nel calcio sudamericano girando tra: Colombia, Ecuador, Venezuela e infine Messico. I suoi successi più significativi resteranno i due terzi posti alla Copa America: uno del 1987 e l’altro nel 1995.
Marco Micheletti

