Un panorama geopolitico instabile, l’effetto inflazionistico che, seppur registrando un rallentamento, sottolinea la crisi economica e il clima generale di incertezza, hanno portato i consumatori italiani ad allontanarsi dalla corsa agli acquisti nel periodo dei saldi invernali.
Lo confermano i dati riportati dall’Osservatorio permanente Confimprese-Jakala, che ha condotto un’indagine sull’andamento dei consumi: “Partenza di inizio anno negativa con il mercato che flette a valore del -2,1%. Un risultato che coincide con i prezzi Istat al consumo di gennaio, che evidenziano un tasso di inflazione stabile ma con una pressione non indifferente legata ai prezzi elevati dei beni di prima necessità”, si legge nel comunicato stampa dell’Osservatorio.
Crisi del settore merceologico, ristorazione inclusa
Un inverno nero, quindi, che coinvolge indistintamente tutte le aree merceologiche, anche il settore della ristorazione, che nell’anno precedente ha trainato i consumi, inizia il 2024 in flessione del -1,7%: “Continua l’onda negativa a -2,4% del settore abbigliamento-accessori che, anche a causa dei saldi invernali mai decollati, non riesce a capitalizzare la maggiore propensione agli acquisti dettata dai ribassi dei prezzi. Chiude altro retail a -2,1%, che protrae la flessione già iniziata negli ultimi mesi del 2023”, spiega l’Osservatorio.
Persa la fiducia dei consumatori, mutate le loro abitudini
Risultati negativi anche per quanto concerne i canali di vendita: “Anche i negozi di prossimità, canale d’elezione dal Covid in poi grazie alle mutate abitudini d’acquisto dei consumatori, iniziano l’anno in campo negativo a -3,5%, il peggiore risultato tra i canali. Male anche high street a -3,2%, centri commerciali -1,5%. Il quadro restituisce il sentiment negativo dei consumatori per il 2024, su cui incide soprattutto la situazione geopolitica internazionale ed è la cifra della difficoltà delle famiglie nel mantenere i livelli di spesa e dei retailer nel convertirli”, si apprende dal comunicato.
Consumi compromessi, la parola di Confimprese
I dati presi in analisi sono indicativi del clima economico che si respira, come spiega Mario Maiocchi, direttore centro studi Confimprese: “I 3 macro settori analizzati mostrano un segno meno rispetto a gennaio 2023, che è il primo anno di riferimento del post -covid e, come tale, permette di tastare il polso del clima economico senza gli effetti distorsivi generati dalla pandemia. L’erosione del potere di acquisto delle famiglie, generato dalla fortissima inflazione degli ultimi due anni, ha non solo compresso i consumi in termini di volumi, ma segna ora una decrescita generalizzata anche a valore”. Tuttavia, per le prospettive future Confimprese confida in un possibile miglioramento: “Riteniamo che nell’anno in corso la ricerca della convenienza, in termini di prezzi bassi, sconti, promozioni e orientamento verso fasce prezzo/insegne più convenienti sarà un elemento dominante nelle scelte dei consumatori e nelle strategie delle aziende”, conclude Maiocchi.
Disparità tra regioni, positiva la Val d’Aosta, grave la Basilicata
Un altro aspetto rilevante emerso dal report dell’Osservatorio è l’andamento disomogeneo tra le regioni dello stivale: “la migliore è la Valle d’Aosta che chiude ben oltre la media Paese a +5,8%, Basilicata la peggiore, sprofonda a -12,1%. Nelle città di provincia i risultati migliori sono di Rovigo a +7,7%. Profondo rosso per Siracusa a -11,6%”.

