La tutela della salute come diritto universale del cittadino. È su questo principio che si fonda la legge n.833 del 23 dicembre 1978, dalla cui approvazione prese vita il Servizio sanitario nazionale – Ssn.
Fortemente voluta dall’allora ministra della Salute Tina Anselmi per superare il sistema mutualistico su cui all’epoca poggiava il modello sanitario, la riforma estese il diritto a cure e prevenzione anche a coloro che erano esclusi dalle ‘casse mutue’, ossia i precari, i disoccupati e altre categorie fragili.
Da allora molte cose sono cambiate: la sostenibilità del sistema di salute pubblica è turbata dal cambiamento demografico e dalle dinamiche economiche e i pilastri su cui essa si fonda – uguaglianza, universalità ed equità – cominciano a vacillare sotto il peso di disuguaglianze socioeconomiche e territoriali.
Tra i principali cambiamenti che si osservano nell’attuale modello organizzativo, rispetto a quello impostato nel 1978, c’è la centralità degli ospedali per le prestazioni di diagnostica e trattamento. Quando fu concepito, il Ssn prevedeva invece una capillare presenza di presidi dedicati alla salute pubblica sul territorio, una rete di cui gli ospedali rappresentavano solo una parte.
Dal 1992 in poi, con le riforme sul decentramento, la gestione del Servizio sanitario nazionale è stata affidata alle Regioni, che ricevono i fondi dal governo centrale e organizzano le prestazioni sul proprio territorio. Un modello che introdusse autonomia nella pianificazione e nel coordinamento dei servizi sanitari locali.
Nato con il nobile obiettivo di adattare l’offerta alle esigenze specifiche di ciascuna comunità, il decentramento regionale della sanità pubblica ha generato disparità tra i territori. Alcune aree garantiscono prestazioni rapide e capillari, altre soffrono di carenze di personale e strutture.
Le liste d’attesa per visite e interventi si sono così allungate in alcune regioni, evidenziando un divario tra cittadini del Nord e del Sud e mettendo a dura prova il principio di uguaglianza su cui il Ssn si fonda.
Nonostante le sfide e le differenze territoriali, il Servizio sanitario nazionale resta un modello raro nel panorama mondiale: pochi Paesi garantiscono davvero l’accesso universale alla salute a tutti i cittadini. Difendere i suoi principi di uguaglianza, universalità ed equità significa proteggere un diritto fondamentale e continuare a offrire a ciascuno, indipendentemente dalla regione o dalla condizione economica, la possibilità di curarsi e prevenire malattie.

