Il dolore cronico è invalidante e impatta pesantemente sulla qualità della vita di chi ne soffre. Se poi il dolore è generalizzato, conviverci diventa ancora più difficile. Per questo motivo le associazioni di pazienti con fibromialgia chiedevano a gran voce che questa sindrome fosse inserita tra le malattie invalidanti.
Il loro desiderio è stato esaudito. Il 29 febbraio 2024 la Camera ha infatti deciso di inserire la fibromialgia tra le malattie croniche e invalidanti.
Avendo approvato all’unanimità le sei mozioni, il Governo si impegna anche ad inserire la fibromialgia nei Lea, i livelli essenziali di assistenza. In questo modo, i pazienti potranno essere esenti dalle spese per le visite mediche relative alla fibromialgia.
Cos’è la fibromialgia, ora riconosciuta malattia cronica invalidante

Se i sintomi della fibromialgia sono ben definiti, altrettanto non si può dire né delle cause né della sua cura. Lo sottolinea anche la pagina dedicata alla sindrome del Manuale Msd nella versione per i professionisti sanitari. Qui, la fibromialgia è definita ‘sindrome ancora non del tutto compresa’.
I sintomi della fibromialgia: dolore muscolare diffuso
I pazienti che soffrono di sindrome fibromialgica accusano dolore muscolare diffuso, anche grave, non causato da infiammazione. Anche l’indolenzimento diffuso dei muscoli e delle aree adiacenti alle inserzioni tendinee e ai tessuti molli sono sintomi tipici della fibromialgia. La sindrome può provocare inoltre la rigidità muscolare, affaticamento, nebbia mentale, disturbi del sonno ed altri sintomi somatici.
I distretti muscolari maggiormente coinvolti sono quello occipitale, del collo, delle spalle, del torace, della regione lombare e delle cosce.
L’incidenza della fibromialgia
L’incidenza è sette volte superiore nel genere femminile rispetto a quello maschile e si presenta più frequentemente persone giovani o di mezza età. La grande differenza di incidenza tra i due generi talvolta provoca la mancata diagnosi della sindrome negli uomini. Anche i bambini e gli anziani, poi, possono essere colpiti dalla sindrome fibromialgica.
Lo scatenarsi della fibromialgia potrebbe essere correlato allo stress emotivo, all’alterazione dello stadio 4 del sonno, da un’infezione virale o sistemica o da un evento traumatico.
Le diagnosi della fibromialgia
La diagnosi è clinica e non strumentale, poiché i pazienti non presentano infiammazione, anomalie istologiche o anomalie strutturali dell’apparato muscoloscheletrico.
I principali criteri diagnostici, stilati dell’American College of Rheumatology comprendono: durata del dolore superiore a tre mesi, dolore diffuso e sintomi somatici associati. Anche l’astenia prolungata rappresenta un elemento importante da considerare nella formulazione della diagnosi.
Come si cura la fibromialgia
La fibromialgia può avere una remissione spontanea, presentarsi ad intervalli frequenti, alternando fasi di remissione e di riacutizzazione, oppure può essere cronica. Pur avendo una prognosi funzionale solitamente favorevole, spesso i sintomi persistono in una certa misura.
Tra le terapie impiegate per aiutare i pazienti a gestire i sintomi c’è la terapia motoria, con esercizi di stretching e aerobici. Utili anche l’applicazione di impacchi caldi sull’area dolente e i massaggi. Non meno importante è poi la gestione dello stress. Infine, l’impiego di antidepressivi triciclici o ciclobenzaprina per migliorare il sonno e di analgesici non oppioidi può rivelarsi d’aiuto.

