Nei giorni successivi alla presentazione delle modifiche previdenziali contenute nel maxiemendamento alla manovra, chi aveva fatto ricorso al riscatto di laurea ha temuto di perdere, almeno in parte, i benefici maturati sul piano pensionistico. La bufera scoppiata in seguito è stata tale da costringere Giorgia Meloni a correggere la direzione. Ecco cosa cambia effettivamente dopo il passo indietro dell’esecutivo sul tema.
Tutto è partito con il maxiemendamento dedicato alla previdenza e dunque alle pensioni, che prevedeva modifiche importanti sia sul fronte del riscatto di laurea che del prepensionamento. Al centro della polemica la norma che sanciva la riduzione progressiva dell’efficacia del riscatto della laurea breve, ossia la triennale, per l’accesso alla pensione anticipata, fino a ridurlo quasi ad un elemento marginale. Dopo le critiche, sia politiche ma soprattutto tecniche, l’esecutivo ha corretto il tiro con un subemendamento che cancella la stretta più contestata.
Cosa prevedeva il maxiemendamento
La versione iniziale del provvedimento introduceva un meccanismo graduale: a partire dal 2031 avrebbe progressivamente ridotto il peso degli anni di studio universitari riscattati ai fini del raggiungimento dei requisiti contributivi. Pur continuando a versare l’onere previsto, i lavoratori avrebbero visto diminuire, anno dopo anno, il vantaggio in termini di anticipo dell’uscita dal lavoro. A regime, il riscatto di un corso triennale avrebbe inciso solo in misura marginale sulla data di pensionamento.
La misura avrebbe colpito soprattutto i titolari di lauree brevi e di alcuni diplomi universitari di durata triennale, finora utilizzati per anticipare l’accesso alla pensione rispetto ai requisiti ordinari.
Oltre alle proteste delle opposizioni e dei sindacati, non sono mancati dubbi sulla tenuta giuridica della norma, sia perché sarebbe andata a modificare le condizioni di chi aveva già effettuato il riscatto e sia per la possibile disparità di trattamento tra diverse categorie di laureati che si sarebbe venuta a creare.
Cosa prevede il subemendamento sul riscatto di laurea
Il governo è quindi intervenuto presentando un subemendamento che elimina il depotenziamento del riscatto della laurea. Il nuovo testo ripristina l’attuale disciplina: gli anni riscattati, pagando i relativi contributi, continuano a essere validi per raggiungere prima i requisiti pensionistici. In sostanza, per chi ha già riscattato o intende farlo, non cambiano le regole.

