Quello della povertà assoluta rimane un tema caldo e attuale per tutto lo Stivale: l’allarme lo lancia l’Istituto nazionale di statistica, Istat, che ha diffuso il report all’interno del quale sono contenute le stime preliminari della povertà assoluta per l’anno 2023, unite alle stime preliminari delle spese per consumi delle famiglie, quali indicatori della povertà assoluta.
Istat: in 9 anni, + 200 euro per la spesa familiare
La spesa media media mensile delle famiglie italiane è cresciuta in 9 anni, dal 2014 al 2023, di circa 200 euro: “Da 2.519 a 2.728 euro mensili, con un aumento in valori correnti dell’8,3%. L’aumento è stato più accentuato nel Mezzogiorno (+14,3%), dove la spesa è salita da 1.955 a 2.234 euro mensili, e nel Centro (+11,4%), dove è cresciuta da 2.651 a 2.953 euro mensili. Nel Nord, invece – si legge nella nota dell’Istat – l’incremento è stato del 4,5% (dai 2.837 euro mensili del 2014 ai 2.965 del 2023), ben al di sotto del dato nazionale. Al netto dell’inflazione, nel 2023, la spesa delle famiglie diminuisce in termini reali del 10,5% rispetto al 2014”.
Si denota generale stabilità fino al 2020, con l’avvento della pandemia da Covid19, dove la spesa si contrae molto, registrando un (-9,7%). Tale flessione, diffusa su tutto il territorio nazionale, risulta più intensa nel Nord (-10,5%). Nello stesso anno – continua l’Istat – la disuguaglianza scende a 4,7, valore più basso dell’intera serie storica, per lo più a causa degli effetti delle restrizioni introdotte a contrasto della pandemia, che hanno riguardato soprattutto i capitoli di spesa che pesano maggiormente sul bilancio delle famiglie più abbienti (mentre sono rimasti invariati solo i capitoli relativi alle spese per alimentari e abitazione).
La spesa delle famiglie italiane torna ad espandersi con la ripresa dell’attività economica, nell’anno successivo: “Sale in tutto il Paese (+4,4%), ma soprattutto nel Nord (+5,8%). Aumenta inoltre la disuguaglianza, che si riporta ai valori pre-pandemia (4,9).
L’espansione della spesa prosegue anche nel 2022 (+8,7%; nel Mezzogiorno +9,9%), in un contesto di rallentamento della crescita economica, principalmente a causa della rapida accelerazione dell’inflazione”, precisa l’Istituto.

Povertà assoluta, in Italia picco di quasi 6 milioni di italiani
Nello stesso arco temporale, 2014-2023, l’Istituto ha analizzato la serie storica di povertà assoluta lungo tutto lo stivale, rilevando che: “L’incidenza di povertà familiare (Figura 2), che nel 2014 è risultata pari al 6,2%, nei due anni successivi è rimasta stabile, crescendo in maniera significativa nel 2017, quando l’indicatore familiare è arrivato al 7,2%. Quest’ultimo si stabilizza di nuovo nel 2018, per poi decrescere nel 2019 al 6,7%, in concomitanza con l’introduzione del Reddito di cittadinanza di cui, a partire dal secondo trimestre, hanno beneficiato circa un milione di famiglie in difficoltà”, commenta l’Istituto.
Nel periodo pandemico, l’incidenza torna ad aumentare, toccando il 7,8% pari ad oltre 2 milioni di famiglie italiane, per poi stabilizzarsi nel 2021: “Nel 2022, l’incidenza torna ad aumentare e arriva all’8,3%, in larga misura a causa della forte accelerazione dell’inflazione, che ha colpito in particolar modo le famiglie meno abbienti. Le spese di queste ultime non sono riuscite infatti a tenere il passo dell’aumento dei prezzi, incluso quello dei beni e servizi essenziali considerati nel paniere della povertà assoluta – rivela la nota -. Nel 2023, secondo le stime preliminari, l’incidenza di povertà assoluta è pari all’8,5% tra le famiglie (8,3% nel 2022) e al 9,8% tra gli individui (9,7% nel 2022), in un quadro di sostanziale stabilità rispetto al 2022: si tratta di oltre 2 milioni 234mila famiglie, per un totale di circa 5 milioni 752mila individui. Dal 2014 al 2023, quindi, la dinamica dell’incidenza individuale segue quella familiare, anche se su livelli più elevati e dal 2020, l’indicatore riprende la sua crescita e dal 9,1% arriva al 9,8% nel 2023, anno in cui la povertà assoluta coinvolge oltre 5,7 milioni di persone”.

Povertà assoluta, i figli minori a carico espongono le famiglie ad un disagio più marcato
Secondo l’Istat, le stime preliminari 2023 mostrano per le diverse tipologie familiari una stabilità dell’incidenza, confermando il quadro del 2022: “Le famiglie più numerose presentano i valori più elevati: quelle con cinque e più componenti si attestano al 20,3% (tornando ai valori del 2021), mentre il valore più basso è quello relativo alle famiglie con due componenti (6,1%) (prospetto 3) – illustra l’Istituto – La presenza di figli minori continua a essere un fattore che espone maggiormente le famiglie al disagio. L’incidenza di povertà assoluta si conferma più marcata per le famiglie con almeno un figlio minore (12,0%), mentre per quelle con anziani si attesta al 6,4%. Nel 2023, l’incidenza di povertà assoluta individuale per i minori è pari al 14%, il valore più alto della serie storica dal 2014; i minori che appartengono a famiglie in povertà assoluta, nel 2023, sono pari a 1,3 milioni”.


