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Sta scomparendo lentamente l’artigianato tradizionale per come lo conosciamo, per lasciare spazio ad una nuova versione, molto più attuale e al passo coi tempi: l’artigianato 4.0. Così l’hanno definito Unioncamere e Infocamere, dove, secondo un’indagine condotta a partire dai dati offerti dal Registro delle Imprese: “negli ultimi due anni tra i mestieri artigiani si è assistito ad un’accelerazione di estetisti (+10,4%), tassisti (+7,2%) e specialisti ICT (+5,4%), con officine digitali che prendono il posto delle tradizionali botteghe”. 

L’artigianato italiano cambia volto: incrementi e arretramenti tra i mestieri

Alla fine del primo trimestre 2025 si registravano nel Bel Paese ben 1,24 milioni di imprese artigiane, pari al 21,2% del tessuto imprenditoriale complessivo: “Una cifra solida – si legge dalla nota di Unioncamere e Infocamere – ma che racconta un cambiamento profondo in risposta alle trasformazioni sociali e dei costumi in atto nel nostro Paese”. A tal proposito, nel biennio marzo 2023 – marzo 2025, i dati dei registri delle Camere di commercio evidenziano chiaramente tale mutamento del concetto di artigianalità, certificando: “incrementi significativi di alcuni mestieri e arretramenti di altri: oltre 4.629 le imprese in più tra estetisti e centri benessere, 1.045 fra i tassisti, quasi 700 tra i tecnici informatici. In retromarcia invece alcuni dei mestieri-simbolo del secolo passato: sempre meno “padroncini” fra i trasportatori (-3.687), falegnami (-1.630) e imbianchini (-970)”. 

L’artigianato italiano cambia volto: più cura alla persona, a soffrire manifatturiero ed edilizia

Le nuove generazioni fanno però la differenza in tale contesto, in quanto sono i nuovi protagonisti dell’artigianato 4.0: “giovani dinamici, imprenditrici determinate, professionisti stranieri con spirito d’impresa che, insieme, danno vita a un artigianato più leggero, più digitale, più urbano – spiega la nota – Nel periodo marzo 2023–marzo 2025 aumentano significativamente le imprese attive nei settori legati alla cura della persona, alla mobilità urbana e all’innovazione digitale: si contano +4.665 nuove imprese tra estetisti, +1.050 tassisti, +964 serramentisti e +667 specialisti ICT”. L’artigianato italiano, dunque, non scompare, ma si trasforma, intercetta nuovi bisogni e si rinnova nelle competenze. 

Il settore dell’edilizia e del manifatturiero, in particolare, però, soffrono molto: “i falegnami calano del 10,9%, i trasportatori dell’8,9%, gli elettricisti del 2,9%. Una dinamica che accentua le difficoltà già emerse nel quinquennio precedente, aggravate oggi dalla mancanza di ricambio generazionale, dalla pressione competitiva delle nuove tecnologie e dai cambiamenti strutturali nei mercati di riferimento”, si apprende dal comunicato ufficiale. 

L’artigianato italiano cambia volto: protagonisti under 35, imprese rosa e stranieri

Da chi è composto il nuovo artigianato 4.0? A rispondere sempre l’indagine di Unioncamere e Infocamere, che illustrano come tre categorie di imprenditori artigiani stiano effettivamente trainando il motore dell’innovazione del settore. Nel dettaglio: “Le imprese femminili vedono un forte incremento tra estetisti (+11,0%) e tassisti (+14,8%), mentre soffrono comparti tradizionali come lavanderie (-10,0%) e confezionisti (-8,3%). Il gruppo under 35 è trainato dagli specialisti ICT (+15,6%) e dai tassisti (+11,1%), ma soffre pesantemente nei confezionisti (-31,6%) e falegnami (-26,7%). Gli imprenditori stranieri, invece, si distinguono anche loro per un aumento consistente di tassisti (+28,4%) e specialisti ICT (+29,2%), sottolineando il contributo decisivo dell’immigrazione alla vitalità dell’artigianato anche in chiave innovativa”, conclude la nota.